Gli insegnamenti segreti di tutte le ere: Conclusione

Filippo, re di Macedonia, nell’ambizioso piano di assumere l’insegnante che sarebbe stato in grado di impartire un’educazione superiore al figlio quattordicenne, Alessandro, e desiderando che il principe avesse come suo mentore il più famoso dei grandi filosofi, decise di contattare Aristotele. Mandò la seguente lettera al saggio greco: “FILIPPO AD ARISTOTELE, SALUTE: sappi che ho un figlio. Ringrazio gli dei, non tanto per la sua nascita, quanto perche` e` nato nella tua era, perché spero che essendo istruito da te, diventerà degno del regno che erediterà “. Accettando l’invito di Filippo, Aristotele viaggiò in Macedonia durante il quarto anno della 108ª Olimpiade e rimase per otto anni come tutore di Alessandro. L’affetto del giovane principe per il suo istruttore divenne grande quanto quello che provava per suo padre. Disse che suo padre gli aveva dato l’essere, ma che Aristotele gli aveva dato benessere.

I principi di base dell’antica saggezza furono impartiti ad Alessandro Magno da Aristotele, e ai piedi del filosofo i giovani macedoni arrivarono a realizzare la trascendenza dell’apprendimento greco come era personificato nell’immortale discepolo di Platone. Elevato dal suo maestro illuminato alle soglie della sfera filosofica, vide il mondo dei saggi, il mondo che il destino e i limiti della sua stessa anima decretarono di non conquistare.

Aristotele nelle sue ore di svago pubblicò e annotò l’Iliade di Omero e presentò il volume finito ad Alessandro. Questo libro fu cosi` apprezzato dal giovane conquistatore che lo porto` con sé in tutte le sue campagne. Al tempo del suo trionfo su Dario, scoprendo tra le spoglie un magnifico scrigno di unguenti tempestato di gemme, ne scaricò il contenuto sul terreno, dichiarando che alla fine aveva trovato un contenitore degno dell’edizione di Aristotele dell’Iliade!

Durante la sua campagna asiatica, Alessandro apprese che Aristotele aveva pubblicato uno dei suoi discorsi più preziosi, un avvenimento che rattristò profondamente il giovane re. Così ad Aristotele, Conquistatore dell’ignoto, Alessandro, Conquistatore del Conosciuto, invio` questo rimprovero, patetico: “ALESSANDRO AD ARISTOTELE, SALUTE: Hai sbagliato a  pubblicare quei rami della scienza fino ad ora relegati all’istruzione orale. In cosa dovrei eccellere se la conoscenza più profonda che ho acquisito da te fosse comunicata a tutti? Addio. ” La ricezione di questa straordinaria lettera non causò increspature nella placida vita di Aristotele, il quale rispose che sebbene il discorso fosse stato comunicato alle moltitudini, nessuno che non lo avesse ascoltato tenere la lezione (che mancava di comprensione spirituale) poteva comprenderne la vera importanza.

Pochi anni e Alessandro Magno abbraccio la via della carnalita` e mentre il suo corpo degenerava anche la struttura dell’impero eretta sulla sua personalità cominciava a tremare. Un anno dopo Aristotele passò a quel mondo più grande riguardo ai cui misteri aveva spesso discusso con i suoi discepoli al Liceo. Ma, come Aristotele eccelleva nella vita di Alessandro, così lo superava nella morte; poiché sebbene il suo corpo giacesse in un’oscura tomba, il grande filosofo continuò a vivere nelle sue conquiste intellettuali. Età dopo età gli hanno reso omaggio riconoscente, generazione dopo generazione si e` meditato sui suoi teoremi. Aristotele in definitiva ha conquistato con la sua mente cio` che Alessandro voleva conquistare con la sua spada.

Quindi è dimostrato che catturare un uomo non è sufficiente per schiavizzare il suo corpo – è necessario arruolare la sua ragione; che per liberare un uomo non basta sciogliere le catene dalle sue membra – la sua mente deve essere liberata dalla schiavitù della propria ignoranza. La conquista fisica non deve mai fallire, poiché, generando odio e dissenso, spinge la mente alla vendetta nei confronti di un corpo oltraggiato; ma tutti gli uomini sono tenuti a obbedire volontariamente o involontariamente a quell’intelletto in cui riconoscono qualità e virtù superiori alle loro.

Che la cultura filosofica dell’antica Grecia, dell’Egitto e dell’India eccelle su quella del mondo moderno, deve essere ammesso da tutti, anche dal più confermato dei modernisti. L’era d’oro dell’estetica, dell’intellettualismo e dell’etica greche non è mai stata eguagliata da allora. Il vero filosofo appartiene all’ordine più nobile degli uomini: la nazione o la razza che è benedetta dal possesso di pensatori illuminati è davvero fortunata. Nella famosa scuola pitagorica di Crotona, la filosofia era considerata indispensabile per la vita dell’uomo. Colui che non comprendeva la dignità del potere del ragionamento, non poteva dire propriamente di vivere. Pertanto, quando attraverso perversità innata un membro si ritirava volontariamente o veniva espulso forzatamente dalla fraternità filosofica, una lapide era installata per lui nel cimitero della comunità; poiché colui che aveva abbandonato le ricerche intellettuali ed etiche per rientrare nella sfera materiale con le sue illusioni sensibili e false ambizioni era considerato morto nella sfera della Realtà. La vita rappresentata dal dominio dei sensi era concepita dai Pitagorici come morte spirituale, mentre consideravano la morte nel mondo dei sensi come vita spirituale.

La filosofia conferisce la vita in quanto rivela la dignità e lo scopo della vita. La materialità concede la morte in quanto appanna o annebbia quelle facoltà dell’anima umana che dovrebbero rispondere agli impulsi vivaci del pensiero creativo e della virtù nobilitante. Quanto sono inferiori a questi standard dei giorni remoti le leggi secondo le quali gli uomini vivono nel ventunesimo secolo! Oggi l’uomo, una creatura sublime con infinita capacità di auto-miglioramento, nel tentativo di essere fedele a falsi standard, si allontana dal suo diritto di nascita di comprensione – senza rendersene conto – e si tuffa nel vortice dell’illusione materiale. Nel prezioso arco dei suoi anni terreni si dedica allo sforzo pateticamente inutile di affermarsi come un potere duraturo in un regno di cose non durature. A poco a poco il ricordo della sua vita come essere spirituale svanisce dalla sua mente obiettiva e focalizza tutte le sue facoltà parzialmente risvegliate su

GIOVANNI E LA VISIONE DELL’APOCALISSE.

Da un’incisione di Jean Duvet.

Jean Duvet of Langres (che nacque nel 1485 e presumibilmente morì dopo il 1561, l’anno in cui le sue illustrazioni per l’Apocalisse furono stampate in forma di libro) fu il più antico e il più grande degli incisori del Rinascimento francese. Poco si sa riguardo a Duvet oltre al fatto che era orafo per il re di Francia. Le sue incisioni per il Libro dell’Apocalisse, eseguite dopo il suo settantesimo anno, furono il suo capolavoro. (Per ulteriori informazioni su questo oscuro maestro, consultare l’articolo di William M. Ivins, Jr., in The Arts, maggio 1926.) Il volto di Giovanni è un vero ritratto di Duvet. Questo piatto, come molti altri incisi da Duvet, è ricco di simbolismo filosofico.

l’alveare ribollente dell’industria che è giunto a considerare l’unica realtà. Dalle altezze del suo egoismo sprofonda lentamente nelle tenebrose profondità dell’effimero. Cade al livello della bestia e borbotta in modo brutale i problemi derivanti dalla sua conoscenza troppo insufficiente del Piano Divino. Qui, nel turbolento tumulto di un grande inferno industriale, politico e commerciale, gli uomini si contorcono nell’agonia autoinflitta e, protendendosi nelle nebbie vorticose, si sforzano di aggrapparsi e trattenere i grotteschi fantasmi di successo e potere.

Ignorante della causa della vita, ignorante dello scopo della vita, ignorante di ciò che sta al di là del mistero della morte, pur possedendo in sé la risposta a tutto ciò, l’uomo è disposto a sacrificare il bello, il vero e il buono sull’altare macchiato di sangue dell’ambizione mondana. Il mondo della filosofia – quel meraviglioso giardino di pensiero in cui i saggi vivono nel vincolo della fraternità – svanisce alla vista. Al suo posto sorge un impero di pietra, acciaio, fumo e odio, un mondo in cui milioni di creature potenzialmente umane si muovono avanti e indietro nel disperato sforzo di esistere e allo stesso tempo mantengono la vasta istituzione che hanno eretto e che , come una potente, forza inarrestabile, rimbomba inevitabilmente verso una fine sconosciuta. In questo impero fisico, che l’uomo erige nella vana convinzione di poter eclissare il regno celeste, tutto viene trasformato in pietra, affascinato dallo scintillio del guadagno, l’uomo guarda il volto avido di Medusa e rimane pietrificato.

In questa era commerciale la scienza si occupa esclusivamente della classificazione della conoscenza fisica e dell’indagine delle parti temporali e illusorie della natura. Le sue cosiddette scoperte pratiche legano l’uomo ancor più strettamente ai vincoli della limitazione fisica, anche la religione è diventata materialista: la bellezza e la dignità della fede sono misurate da enormi pile di murature, da tratti di proprietà immobiliari. La filosofia che collega il cielo e la terra come una poderosa scala, sui cui gradini gli illuminati di tutte le età si sono arrampicati nella presenza vivente della Realtà – persino la filosofia è diventata una massa prosaica ed eterogenea di nozioni contrastanti. La sua bellezza, la sua dignità, la sua trascendenza non esistono più. Come altri rami del pensiero umano, è stata resa materialista – “pratica” – e le sue attività sono così orientate che possono anche contribuire alla costruzione di questo moderno mondo di pietra e acciaio.

Nei ranghi dei cosiddetti intellettuali sta sorgendo un nuovo ordine di pensatori, che potrebbe essere meglio definito la Scuola dei Magi. Dopo essere arrivati ​​alla sorprendente conclusione che sono il sale intellettuale della terra, questi signori delle lettere si sono nominati i giudici finali di ogni conoscenza, sia umana che divina. Questo gruppo afferma che tutti i mistici devono essere stati epilettici e la maggior parte dei santi nevrotici! Dichiara Dio come una fabbricazione di superstizione primitiva; l’universo non è destinato a uno scopo particolare; l’immortalità è frutto della fantasia; e la nostra straordinaria individualità una semplice combinazione casuale di cellule! Si dice che Pitagora abbia sofferto di uno strano complesso; Socrate era un noto bevitore; San Paolo era soggetto a fitte; Paracelso era un famigerato ciarlatano, il conte di Cagliostro un falsario e il conte di St. Germain uno dei piu` grandi imbroglioni della storia!

Che cosa hanno in comune questi concetti elevati dei salvatori e dei saggi illuminati del mondo con questi prodotti stentati e distorti del “realismo” di questo secolo? In tutto il mondo uomini e donne radicati dai sistemi culturali senz’anima di oggi stanno chiedendo il ritorno dell’età bandita della bellezza e dell’illuminazione – per qualcosa di pratico nel più alto senso della parola. Alcuni stanno cominciando a rendersi conto che la cosiddetta civiltà nella sua forma attuale è al punto di non ritorno; che la freddezza, la mancanza di cuore, il commercialismo e l’efficienza materiale sono poco pratici, e vale veramente la pena solo concentrarsi nell’espressione del vero amore e dell’idealità. Tutto il mondo sta cercando la felicità, ma non sa in quale direzione cercare. Gli uomini devono imparare che la felicità e` il coronamento della ricerca dell’anima. Solo attraverso la realizzazione di infinita bontà e infinita realizzazione si può assicurare la pace del Sé interiore. Nonostante il geocentricismo dell’uomo, nella mente umana c’è qualcosa che sta raggiungendo la filosofia – non a questo o quel codice filosofico, ma semplicemente alla filosofia nel senso più ampio e completo.

Le grandi istituzioni filosofiche del passato devono risorgere, poiché solo queste possono alzare il velo che divide il mondo delle cause da quello degli effetti. Solo i Misteri – quei sacri Collegi di Saggezza – possono rivelare all’umanità in lotta quell’universo più grande e più glorioso che è la vera dimora dell’essere spirituale chiamato uomo. La filosofia moderna ha fallito in quanto è arrivata a considerare il pensiero semplicemente come un processo intellettuale. Il pensiero materialista è un codice di vita senza speranza quanto lo stesso commercialismo. Il potere di pensare vero è il salvatore dell’umanità. I Redentori mitologici e storici di ogni epoca erano tutte personificazioni di quel potere. Chi ha un po ‘ più di razionalità del suo vicino è un po’ meglio del suo vicino. Chi opera su un piano di razionalità più elevato rispetto al resto del mondo è definito il più grande pensatore. Chi opera su un piano inferiore è considerato un barbaro. Pertanto lo sviluppo razionale comparato è il vero indicatore dello stato evolutivo dell’individuo.

In breve, il vero scopo della filosofia antica era scoprire un metodo per accelerare lo sviluppo della natura razionale invece di attendere i processi più lenti della Natura, questa suprema fonte di potere, questo raggiungimento della conoscenza, questo dispiegarsi del dio dentro di sé, è nascosto sotto la dichiarazione epigrammatica della vita filosofica. Questa era la chiave della Grande Opera, il mistero della Pietra filosofale, poiché significava che la trasmutazione alchemica era stata compiuta. Quindi la filosofia antica era principalmente vivere una vita; in secondo luogo, un metodo intellettuale. Si può diventare un filosofo nel senso più alto solamente vivendo la vita filosofica. Di conseguenza, un grande filosofo è uno la cui triplice vita – fisica, mentale e spirituale – è totalmente devota e completamente permeata dalla sua razionalità.

Le nature fisiche, emotive e mentali dell’uomo forniscono ambienti di reciproco beneficio o danno reciproco. Poiché la natura fisica è l’ambiente immediato del mentale, solo quella mente è in grado di pensare razionalmente in una costituzione materiale armoniosa e altamente raffinata. Quindi la giusta azione, il giusto sentimento e il giusto pensiero sono i prerequisiti della giusta conoscenza, e il raggiungimento del potere filosofico è possibile solo per quelli che hanno armonizzato il loro pensiero con la loro vita. I saggi hanno quindi dichiarato che nessuno può raggiungere il massimo nella scienza del sapere fino a quando non hanno raggiunto il massimo nella scienza della vita. Il potere filosofico è la naturale crescita della vita filosofica. Proprio come un’intensa esistenza fisica enfatizza l’importanza delle cose fisiche, o proprio come l’ascetismo metafisico monastico stabilisce la desiderabilità dello stato estatico, così l’assorbimento filosofico completo introduce la coscienza del pensatore nella sfera più elevata e nobile di tutte – il puro mondo filosofico o razionale.

In una civiltà interessata principalmente alla realizzazione degli estremi dell’attività temporale, il filosofo rappresenta un intelletto equilibrato in grado di stimare e guidare la crescita culturale. L’instaurazione del ritmo filosofico nella natura di un individuo richiede normalmente da quindici a venti anni. Durante tutto quel periodo i discepoli del passato furono costantemente sottoposti alla più severa disciplina. Ogni attività della vita è stata gradualmente disimpegnata da altri interessi e focalizzata sulla parte del ragionamento. Nel mondo antico c’era un altro fattore più vitale che entrava nella produzione di intelletti razionali e che è completamente al di là della comprensione dei pensatori moderni: vale a dire, l’iniziazione ai Misteri filosofici. Un uomo che aveva dimostrato la sua peculiare idoneità mentale e spirituale era stato accettato nel corpo del dotto e gli era stato rivelato quel patrimonio inestimabile di tradizioni arcane preservato di generazione in generazione. Questa eredità della verità filosofica è il tesoro ineguagliabile di tutte le età, e ogni discepolo ammesso in queste confraternite dei saggi, a sua volta, ha dato il suo contributo individuale a questo archivio di conoscenze classificate.

L’unica speranza del mondo è la filosofia, poiché tutti i dolori della vita moderna derivano dalla mancanza di un codice filosofico adeguato. Chi percepisce anche in parte la dignità della vita non può non rendersi conto della superficialità evidente nelle attività di questa epoca. E` stato detto che nessun individuo può avere successo fino a quando non ha sviluppato la sua filosofia di vita. Né può una razza o una nazione raggiungere la vera grandezza fino a quando non abbia formulato una filosofia adeguata e abbia dedicato la sua esistenza a una politica coerente con quella filosofia. Durante la prima guerra mondiale, quando la cosiddetta civiltà scagliò metà di se stessa contro l’altra in una frenesia di odio, gli uomini distrussero spietatamente qualcosa di più prezioso persino della vita umana: cancellarono quei registri del pensiero umano attraverso i quali la vita può essere intelligentemente orientata. Maometto dichiarò l’inchiostro dei filosofi più prezioso del sangue dei martiri. Documenti inestimabili, record di risultati inestimabili, conoscenze fondate su secoli di osservazione paziente e sperimentazione da parte degli eletti della terra: tutto è stato distrutto con appena un rammarico di rimpianto. Cosa era la conoscenza, la verità, la bellezza, l’amore, l’idealismo, la filosofia o la religione rispetto al desiderio dell’uomo di controllare un punto infinitesimale nei campi del Cosmo per un frammento di tempo inestimabilmente minuto? Solo per soddisfare un capriccio o il bisogno di ambizione l’uomo sradicherebbe l’universo, anche se sa bene che tra qualche anno dovrà partire, lasciando tutto ciò che ha ottenuto ai posteri come una vecchia causa di nuove contese.

La guerra – la prova inconfutabile dell’irrazionalità – brucia ancora nel cuore degli uomini; non può morire finché non viene superato l’egoismo umano. Armata di invenzioni molteplici e agenti distruttive, la civiltà continuerà il suo conflitto fratricida attraverso le epoche future, ma sulla mente dell’uomo sta nascendo una grande paura – la paura che

L’INGRESSO ALLA CASA DEI MISTERI.

Dall’Anfiteatro Sapienti di Khunrath, ecc.

Questa figura simbolica, che rappresenta la via per la vita eterna, è descritta in sostanza da Khunrath come segue: “Questo è il Portale dell’anfiteatro dell’unica Saggezza vera ed eterna – una stretta, anzi, sufficientemente augusta: su questo portale l’ascesa è fatta da una mistica, indiscutibilmente prologetica, rampa di scale, posta davanti ad essa come mostrato nella figura, che consiste di sette gradini teosofici, o meglio, filosofici della Dottrina dei Figli Fedeli. i gradini, il percorso è lungo la via di Dio Padre, sia direttamente per ispirazione o con vari mezzi mediati. Secondo le sette leggi oracolari che brillano sul portale, coloro che sono ispirati divinamente hanno il potere di entrare e con gli occhi del corpo e della mente, di vedere, contemplare e investigare in un modo cristiano-cabalistico, divino-magico, fisico-chimico, la natura della saggezza: bontà e potere del Creatore; 

alla fine la civiltà si distruggerà in una grande lotta catastrofica. Quindi dovra` essere messo di nuovo in atto l’eterno dramma della ricostruzione. Dalle rovine della civiltà che morì quando morì il suo idealismo, alcune persone primitive ancora nel grembo del destino devono costruire un nuovo mondo. Prevedendo i bisogni di quel giorno, i filosofi delle epoche hanno desiderato che nella struttura di questo nuovo mondo venissero incorporati i più veri e raffinati di tutto ciò che è accaduto prima. È una legge divina che la somma delle precedenti realizzazioni sarà il fondamento di ogni nuovo ordine di cose. I grandi tesori filosofici dell’umanità devono essere preservati. Ciò che è superficiale può lasciarsi morire; ciò che è fondamentale ed essenziale deve rimanere, indipendentemente dal costo.

I platonici hanno riconosciuto due forme fondamentali di ignoranza: l’ignoranza semplice e l’ignoranza complessa. La semplice ignoranza è semplicemente la mancanza di conoscenza ed è comune a tutte le creature esistenti posteriormente alla Prima Causa, che da sola ha la perfezione della conoscenza. La semplice ignoranza è un agente sempre attivo, che spinge l’anima in avanti all’acquisizione della conoscenza. Da questo stato verginale di inconsapevolezza cresce il desiderio di diventare consapevole con il conseguente miglioramento delle condizioni mentali. L’intelletto umano è sempre circondato da forme di esistenza oltre la stima delle sue facoltà parzialmente sviluppate. In questo regno di oggetti non compresi c’è una fonte inesauribile di stimoli mentali. Quindi la saggezza alla fine deriva dallo sforzo di affrontare razionalmente il problema dell’ignoto.

In ultima analisi, solo la Causa ultima può essere denominata saggia; in parole più semplici, solo Dio è buono. Socrate dichiarò che la conoscenza, la virtù e l’utilità erano tutt’uno con la natura innata del bene. La conoscenza è una condizione per conoscere; la virtù una condizione dell’essere; utilità una condizione del fare. Considerando la saggezza come sinonimo di completezza mentale, è evidente che un tale stato può esistere solo nel Tutto, poiché ciò che è inferiore al Tutto non può possedere la pienezza del Tutto. Nessuna parte della creazione è completa; quindi ogni parte è imperfetta nella misura in cui non è completa. Dove c’è incompletezza, ne consegue anche che l’ignoranza deve coesistere; poiché ogni parte, pur essendo in grado di conoscere il proprio Sé, non può diventare consapevole del Sé nelle altre parti. Filosoficamente considerato, la crescita dal punto di vista dell’evoluzione umana è un processo che procede dall’eterogeneità all’omogeneità. Nel tempo, quindi, la coscienza isolata dei singoli frammenti si riunisce per diventare la coscienza completa del Tutto. Allora, e solo allora, si e` in condizione di conoscere tutta la realtà in maniera assoluta.

Quindi tutte le creature sono relativamente ignoranti ma relativamente sagge; comparativamente nulla ancora, relativamente tutto. Il microscopio rivela all’uomo il suo significato; il telescopio, la sua insignificanza. Attraverso le eternità dell’esistenza l’uomo sta gradualmente aumentando sia nella saggezza che nella comprensione; la sua coscienza in continua espansione sta includendo sempre piu` parti esterne all’interno. Anche nell’attuale stato di imperfezione dell’uomo, si rende conto che non potrà mai essere veramente felice fino a quando non sarà perfetto, e che di tutte le facoltà che contribuiscono alla sua perfezione nessuna è uguale in importanza all’intelletto razionale. Attraverso il labirinto della diversità solo la mente illuminata può e deve condurre l’anima nella luce perfetta dell’unità.

Oltre alla semplice ignoranza, che è il fattore più potente nella crescita mentale, ne esiste un altro, che è di un tipo molto più pericoloso e sottile. Questa seconda forma, chiamata doppia o complessa ignoranza, può essere brevemente definita come ignoranza dell’ignoranza. Adorando il sole, la luna e le stelle e offrendo sacrifici ai venti, il selvaggio primitivo cercava con feticci grezzi di propiziare i suoi dei sconosciuti. Abitava in un mondo pieno di meraviglie che non capiva. Ora sorgono grandi città dove un tempo vagavano gli uomini primitivi. L’umanità non si considera più primitiva o aborigena. Lo spirito di meraviglia e timore reverenziale è stato seguito da uno di raffinatezza. Oggi l’uomo adora i propri successi e o relega le immensità del tempo e dello spazio sullo sfondo della sua coscienza o le ignora del tutto.

Il ventunesimo secolo è un feticcio della civiltà ed è sopraffatto dalle sue stesse costruzioni. L’umanità ha dimenticato quanto sia infinitesimale, quanto impermanente e quanto in realtà sia ignorante. Tolomeo è stato ridicolizzato per aver concepito la terra come il centro dell’universo, eppure la civiltà moderna è apparentemente fondata sull’ipotesi che il pianeta terra sia la più permanente e importante di tutte le sfere celesti, e che gli dei dai loro troni stellati siano affascinati dagli eventi monumentali ed epocali che si svolgono su questa collina sferica di caotiche formiche.

Di età in età gli uomini lavorano incessantemente per costruire città su cui possano governare con sfarzo e potere – come se un filetto d’oro o dieci milioni di vassalli potessero elevare l’uomo al di sopra della dignità dei suoi pensieri e rendere visibile lo scintillio del suo scettro alle stelle lontane. Mentre questo minuscolo pianeta rotola lungo la sua orbita nello spazio, porta con sé circa 7 miliardi di esseri umani che vivono e muoiono ignari di quell’incommensurabile esistenza che giace al di là del grumo su cui abitano. Misurato dall’infinito di tempo e spazio, quali sono i capitani dell’industria o i signori della finanza? Se uno di questi plutocrati dovesse risorgere fino a quando non avesse governato la terra stessa, cosa sarebbe se non un meschino despota seduto su un granello di polvere cosmica?

La filosofia rivela all’uomo la sua parentela con il Tutto. Gli mostra che è un fratello dei soli che punteggiano il firmamento; lo solleva da un contribuente su un atomo vorticoso a un cittadino del Cosmo. Gli insegna che mentre è legato fisicamente alla terra (di cui fanno parte il suo sangue e le sue ossa), c’è comunque in lui un potere spirituale, un Sé divinatore, attraverso il quale è tutt’uno con la sinfonia del Tutto. L’ignoranza dell’ignoranza, quindi, è quello stato autocosciente di inconsapevolezza in cui l’uomo, non sapendo nulla al di fuori dell’area limitata dei suoi sensi fisici, dichiara con timidezza che non c’è altro da sapere! Dio se non avesse voluto che l’uomo diventasse virtuoso, non avrebbe seminato nel cuore umano i semi della virtù. Se avesse predestinato l’uomo a limitarsi alla sua stretta vita fisica, non lo avrebbe dotato di percezioni e sensibilità in grado di cogliere, almeno in parte, l’immensità dell’universo esterno. I guardiani della filosofia chiamano tutti gli uomini a un cameratismo dello spirito: a una fraternità di pensiero: a una convocazione del sé. La filosofia invita l’uomo dalla vanità dell’egoismo; dalla tristezza dell’ignoranza e dalla disperazione della mondanità; dalla parodia dell’ambizione e dalle grinfie crudeli dell’avidità; fuori dall’inferno rosso dell’odio e dalla fredda tomba dell’idealismo morto.

La filosofia porterebbe tutti gli uomini nelle ampie e tranquille vedute della verità, poiché il mondo della filosofia è una terra di pace in cui a quelle qualità più fini rinchiuse in ogni anima umana viene data l’opportunità di esprimersi. Qui agli uomini vengono insegnate le meraviglie dei fili d’erba; ogni bastone e pietra è dotato di parole e racconta il segreto del suo essere. Tutta la vita, immersa nello splendore della comprensione, diventa una realtà meravigliosa. Dai quattro angoli della creazione si gonfia un potente inno di gioia, perché qui alla luce della filosofia viene rivelato lo scopo dell’esistenza; la saggezza e la bontà che permeano il Tutto diventano evidenti persino all’intelletto imperfetto dell’uomo. Qui il cuore ardente dell’umanità trova quella compagnia che attinge ai recessi più intimi dell’anima quel grande deposito di bene che giace lì come metallo prezioso in una vena profondamente nascosta.

Seguendo il percorso indicato dal saggio, il ricercatore della verità alla fine raggiunge la vetta del monte della saggezza, e guardando in basso, osserva il panorama della vita che si stende davanti a lui. Le città della pianura sono solo minuscoli granelli e l’orizzonte è oscurato da ogni parte dalla foschia grigia dell’ignoto. Quindi l’anima si rende conto che la saggezza sta nella larghezza della visione; che aumenta rispetto alla vista. Quindi quando i pensieri dell’uomo lo sollevano verso il cielo, le strade si perdono nelle città, le città nelle nazioni, le nazioni nei continenti, i continenti nella Terra, la Terra nello spazio e lo spazio in un’eternità infinita, fino a quando alla fine rimangono due cose: il Sé e la bontà di Dio.

Mentre il corpo fisico dell’uomo risiede con lui e si confonde con la folla incurante, è difficile concepire l’uomo come abitante di un mondo tutto suo, un mondo che ha scoperto sollevandosi in comunione con le profondità della sua stessa natura interna. L’uomo può vivere due vite. Una è una lotta dal grembo materno alla tomba. Il suo arco è misurato dalla stessa creazione dell’uomo: il tempo.  L’altra vita va dalla realizzazione all’infinito. Comincia con la comprensione, la sua durata è per sempre. Questa si chiama vita filosofica. I filosofi non sono nati né muoiono; in quanto una volta raggiunta la realizzazione dell’immortalità, sono immortali. Una volta in comunicazione con il Sé, si rendono conto che dentro c’è una base immortale che non morira` mai. Su questa base viva e vibrante – il Sé – erige una civiltà che durerà dopo che il sole, la luna e le stelle avranno smesso di esistere. Il pazzo vive il mometo; il filosofo vive per sempre.

Quando la coscienza razionale dell’uomo sposta via la pietra e esce dal suo sepolcro, non muore più; poiché per questa seconda nascita o filosofia non c’è dissoluzione. Con ciò non si deve dedurre l’immortalità fisica, ma piuttosto che il filosofo ha imparato che il suo corpo fisico non è più il suo vero Sé di quanto la terra fisica sia il suo vero mondo. Comprendendo che lui e il suo corpo sono diversi – che sebbene la forma debba perire, la vita non fallirà – raggiunge l’immortalità cosciente. Questa era l’immortalità a cui si riferiva Socrate quando disse: “Anytus e Melitus possono davvero farmi morire, ma non possono ferirmi”. Per il saggio, l’esistenza fisica non è che la stanza esterna della sala della vita. Aprendo le porte di questa anticamera, il passaggio illuminato verso l’esistenza più grande e più perfetta. Gli ignoranti dimorano in un mondo limitato dal tempo e dallo spazio. Per quelli, tuttavia, che afferrano l’importanza e la dignità dell’Essere, queste sono solo forme fantasma, illusioni dei sensi – limiti arbitrari imposti dall’ignoranza dell’uomo. Il filosofo vive e si emoziona realizzandone la durata, perché per lui questo periodo infinito è stato progettato dalla causa saggia come il tempo di ogni realizzazione.

L’uomo non è la creatura insignificante che sembra essere; il suo corpo fisico non è la vera misura del suo vero io. La natura invisibile dell’uomo è vasta quanto la sua comprensione e non misurabile come i suoi pensieri. Le dita della sua mente si allungano e afferrano le stelle; il suo spirito si confonde con la vita pulsante del Cosmo stesso. Colui che ha raggiunto lo stato di comprensione in tal modo ha così aumentato la sua capacità di sapere che gradualmente incorpora in sé i vari elementi dell’universo. L’ignoto è semplicemente ciò che deve ancora essere incluso nella coscienza del ricercatore. La filosofia aiuta l’uomo a sviluppare il senso di apprezzamento; poiché mentre rivela la gloria e la sufficienza della conoscenza, svela anche quei poteri e facoltà latenti in base ai quali l’uomo è abilitato a padroneggiare i segreti delle sette sfere.

Dal mondo delle attività fisiche gli iniziati antichi chiamavano i loro discepoli nella vita della mente e dello spirito. Nel corso dei secoli, i Misteri si sono fermati sulla soglia della Realtà – quell’ipotetico punto tra noumenon e fenomeno, la Sostanza e l’ombra.

In questa era di cose “pratiche” gli uomini ridicolizzano persino l’esistenza di Dio. Si fanno beffe della bontà mentre meditano con menti confuse la fantasmagoria della materialità. Hanno dimenticato il sentiero che conduce oltre le stelle. Le grandi istituzioni mistiche dell’antichità che hanno invitato l’uomo ad entrare nella sua eredità divina si sono sgretolate, e le istituzioni umane materialiste si trovano ora dove un tempo le antiche case di apprendimento sorsgevano. I saggi vestiti di bianco che hanno dato al mondo i suoi ideali di cultura e bellezza si sono allontanati dalla vista degli uomini. Nel cuore e nella mente dell’uomo le porte che conducono dalla mortalità all’immortalità sono ancora socchiuse. La virtù, l’amore e l’idealismo sono ancora i rigeneratori dell’umanità. Dio continua ad amare e guidare i destini della sua creazione. Il percorso si snoda ancora verso l’alto verso la realizzazione. L’anima dell’uomo non è stata privata delle sue ali; sono semplicemente piegate sotto la sua veste di carne. La filosofia è sempre quel potere magico che, aprendo il vaso di argilla, libera l’anima dalla sua schiavitù all’abitudine e alla perversione. Ancora come una volta, l’anima liberata può allargare le ali e librarsi fino alla fonte stessa di se stessa.

Gli adepti dei Misteri parlano di nuovo, offrendo a tutti gli uomini il benvenuto nella Casa della Luce. La grande istituzione della materialità ha fallito. La falsa civiltà costruita dall’uomo si è trasformata e, come il mostro di Frankenstein, sta distruggendo il suo creatore. La religione vaga senza meta nel labirinto della speculazione teologica. La scienza si batte impotente contro le barriere dell’ignoto. Solo la filosofia trascendentale conosce la strada. Solo la ragione illuminata può portare la parte comprensiva dell’uomo verso la luce. Solo la filosofia può insegnare all’uomo a nascere bene, a vivere bene, a morire bene e in perfetta misura a rinascere. I filosofi TI invitano, In questa banda di eletti – coloro che hanno scelto la vita della conoscenza, della virtù e dell’utilità.

 

 

Informazioni su neovitruvian

Non fidatevi dei vostri occhi, sono facilmente ingannabili, ricercate in voi stessi quella forza che vi permette di distinguere il vero dal falso. Il mondo così come è non va. Mi basta questo.

Pubblicato il 24 ottobre 2019, in Uncategorized con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Francesca Rita Rombolà

    Conclusione bellissima e meravigliosa! La Sophia, la Sapienza, non può morire. La sua immortalità è sicura. Ogni iniziato, in ogni epoca, lo ha sperimentato e lo sapeva. La materialità ci sommerge, l’ignoranza mortifera ci travolge, ma la Saggezza senza tempo è lì :faro acceso per guidare il naufrago e il navigante verso il suo porto sicuro!

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