Gli insegnamenti segreti di tutte le ere: I misteri e i loro emissari

Quella conoscenza divina che costituiva il possesso supremo dei sacerdoti pagani sopravvisse alla distruzione dei loro templi? È ancora accessibile all’umanità o giace sepolta sotto la spazzatura dei secoli, sepolta all’interno dei santuari che un tempo erano illuminati dal suo splendore? “In Egitto”, scrive Origene, “i filosofi hanno una conoscenza sublime e segreta che rispetta la natura di Dio. Cosa implicava Giuliano quando parlava delle segrete iniziazioni ai sacri Misteri del Dio a sette raggi che elevarono le anime alla salvezza attraverso La sua stessa natura? Chi erano i beati teurgisti che li comprendevano in profondità di cui Giuliano non osava parlare? Se questa dottrina interiore fosse sempre nascosta alle masse, per le quali era stato ideato un codice più semplice, non è altamente probabile che gli esponenti di ogni aspetto della civiltà moderna – filosofica, etica, religiosa e scientifica – ignorino il vero significato delle stesse teorie e principi su cui si fondano le loro credenze? Le arti e le scienze che la razza ha ereditato dalle nazioni più anziane e che si nascondo sotto le facciate delle nazioni sono un mistero così grande che solo l’intelletto più illuminato può coglierne l’importanza? Questo è senza dubbio il caso.

Albert Pike, che ha raccolto ampie prove dell’eccellenza delle dottrine promulgate dai Misteri, sostiene le sue affermazioni citando gli scritti di Clemente di Alessandria, Platone, Epitteto, Proclo, Aristofane e Cicerone, tutti uniti per lodare gli alti ideali di queste istituzioni. Dalla testimonianza non qualificata di tali autorità non può esistere alcun ragionevole dubbio che gli iniziati di Grecia, Egitto e altri antichi paesi possedessero la soluzione corretta a quei grandi problemi culturali, intellettuali, morali e sociali che l’umanita` nel ventunesimo secolo non riesce ad affrontare. Il lettore non deve interpretare questa affermazione nel senso che l’antichità aveva previsto e analizzato ogni complessità di questa generazione, ma piuttosto che i Misteri avevano sviluppato un metodo in base al quale la mente era così addestrata nelle verità fondamentali della vita che era in grado di far fronte con intelligenza a qualsiasi emergenza che potrebbe sorgere. Quindi le facoltà di ragionamento erano organizzate da un semplice processo di cultura mentale, poiché si affermava che dove la ragione regna sovrana, non può esistere un’incoerenza. La saggezza, si sosteneva, porta l’uomo alla condizione di Divinità, un fatto che spiega l’affermazione enigmatica secondo cui i Misteri trasformavano le “bestie ruggenti in divinità”.

La preminenza di qualsiasi sistema filosofico può essere determinata solo dall’eccellenza dei suoi prodotti. I Misteri hanno dimostrato la superiorità della loro cultura dando al mondo le menti di una tale schiacciante grandezza, anime di tale visione beata e vite di tale straordinaria impeccabilità che anche dopo il passare degli anni gli insegnamenti di questi individui costituiscono l’attuale standard spirituale, intellettuale e etici della razza. Gli iniziati delle varie scuole di Mistero delle epoche passate formano una vera catena d’oro di superuomini e super donne che collegano il cielo e la terra. Sono i collegamenti di quella “catena d’oro” omerica con cui Zeus si vantava di poter legare le varie parti dell’universo al culmine dell’Olimpo. I figli e le figlie di Iside sono davvero una linea illustre: fondatori di scienze e filosofie, mecenati delle arti e dei mestieri, che sostengono con la trascendenza del loro potere divinamente conferito le strutture delle religioni del mondo erette per renderle omaggio. Fondatori di dottrine che hanno plasmato la vita di generazioni incalcolabili, questi Insegnanti Iniziati testimoniano quella cultura spirituale che è sempre esistita – e esisterà sempre – come istituzione divina nel mondo degli uomini.

Coloro che rappresentano un ideale oltre la comprensione delle masse devono affrontare la persecuzione della moltitudine non pensante che è senza quell’idealismo divino che ispira il progresso e quelle facoltà razionali che setacciano infallibilmente la verità dalla falsità. La sorte dell’Iniziato-Insegnante è quindi quasi invariabilmente infelice. Pitagora, crocifisso e la sua università bruciata; Ipazia, strappata dal suo carro e uccisa; Jacques de Molay, il cui ricordo sopravvive alla fiamma che lo ha consumato; Savonarola, bruciato nella piazza di Firenze; Galileo, costretto a ritrattare le sue tesi; Giordano Bruno, bruciato dall’Inquisizione; Roger Bacon, costretto a continuare i suoi esperimenti nel segreto della sua cella e lasciare le sue conoscenze nascoste codificate; Dante Alighieri, morendo in esilio dalla sua amata città; Francis Bacon, paziente, sotto l’onere della persecuzione; Cagliostro, l’uomo più vilificato dei tempi moderni – tutta questa linea illustre testimonia incessantemente la disumanità dell’uomo per l’uomo. Il mondo è sempre stato incline a accumulare apprezzamento per i suoi sciocchi e calunnie sui suoi pensatori. Qua e là si verificano notevoli eccezioni, come nel caso del conte di St. Germain, un filosofo sopravvissuto ai suoi inquisitori e attraverso la pura trascendenza del suo genio conquistò una posizione di immunità comparativa. Ma anche l’illustre Comte – il cui intelletto illuminato meritava l’omaggio del mondo – non pote` sfuggire dall’essere marchiato come un impostore, un ciarlatano e un avventuriero. Da questo lungo pugno di uomini e donne immortali che hanno rappresentato l’antica saggezza davanti al mondo, tre sono stati scelti come esempi eccezionali per una considerazione più dettagliata: la prima la più eminente donna filosofa di tutte le età; il secondo l’uomo più diffamato e perseguitato dall’inizio dell’era cristiana; il terzo l’esponente moderno più brillante e di maggior successo di questa antica saggezza.

IPAZIA

Seduta sulla cattedra di filosofia precedentemente occupata da suo padre, Theon il matematico, l’immortale Ipazia è stata per molti anni la figura centrale nella scuola alessandrina del Neo-Platonismo. Famosa allo stesso modo per la profondità del suo apprendimento e il fascino della sua persona, amata dai cittadini di Alessandria e spesso consultata dai magistrati di quella città, questa nobile donna si distingue dalle

LA TABELLA DI CEBES.

Dal Vænius ‘Theatro Moral de la Vida Humana.

Secondo la leggenda, la Tavola di Cebes, un dialogo tra Cebes e Gerundio, si basava su un’antica tavola allestita nel Tempio di Kronos ad Atene o Tebe che rappresentava l’intero progresso della vita umana. L’autore della Tavola di Cebes era discepolo di Socrate e visse verso il 390 a.C. Il mondo è rappresentato come una grande montagna. Dalla terra alla base di esso vengono miriadi di creature umane che si arrampicano verso l’alto in cerca di verità e immortalità. Sopra le nuvole che nascondono la cima della montagna c’è l’obiettivo del raggiungimento umano: la vera felicità. Le figure e i gruppi sono disposti come segue: (1) la porta del muro della vita; (2) il Genio o Intelligenza; (3) inganno (4) opinioni, desideri e piaceri; (5) fortuna; (6) la forza; (7) la vegetazione, l’insaziabilità, l’adulazione; (8) il dispiacere; (9) la tristezza; (10) la miseria; (11) il dolore, (12) la rabbia o la disperazione; (13) la casa della sventura; (14) la penitenza; (15) l’opinione vera; (16) la falsa opinione; (17) la falsa dottrina; (18) i poeti, gli oratori, i geometri, et. al.; (19) l’incontinenza, l’indulgenza sessuale e l’opinione; (20) la strada della vera dottrina (21) la continenza e pazienza; (22) la vera dottrina; (23) la verità e la persuasione; (24) la scienza e la virtù; (25) la felicità, (26) il più alto (primo) piacere dell’uomo saggio; (27) il pigro e il randagio.

pagine della storia come il più grande dei martiri pagani. Discepolo personale del mago Plutarco e esperta delle profondità della Scuola Platonica, Ipazia eclissò nella discussione e nella stima pubblica ogni sostenitore delle dottrine cristiane nel nord dell’Egitto. Mentre i suoi scritti morirono al tempo dell’incendio della biblioteca di Alessandria da parte dei maomettani, alcune indicazioni della loro natura potrebbero essere ricavate dalle dichiarazioni degli autori contemporanei. Ipazia evidentemente scrisse un commento sull’aritmetica di Diophantus, un altro sul canone astronomico di Tolomeo e un terzo sulla conica di Apollonio di Perga. Synesius, vescovo di Tolomeo, suo devoto amico, scrisse a Ipazia per assistenza nella costruzione di un astrolabio e di un idroscopio. Riconoscendo la trascendenza del suo intelletto, i dotti di molte nazioni affluirono nell’accademia dove tenne lezioni.

Numerosi scrittori hanno accreditato gli insegnamenti di Ipazia come cristiani nello spirito; infatti rimosse il velo di mistero in cui il nuovo culto si era avvolto, spiegando con tanta chiarezza i principi più astrusi che molti neo convertiti alla fede cristiana la abbandonarono per diventare suoi discepoli. Ipazia non solo ha dimostrato in modo conclusivo l’origine pagana della fede cristiana, ma ha anche rivelato i presunti miracoli poi avanzati dai cristiani come segni di preferenza divina dimostrando le leggi naturali che controllano i fenomeni.

In quel momento Cirillo – in seguito noto per essere il fondatore della dottrina della Trinità cristiana e canonizzato per il suo zelo – era vescovo di Alessandria. Vedendo in Ipazia una minaccia continua alla promulgazione della fede cristiana, Cirillo – almeno indirettamente – fu la causa della sua tragica fine. Nonostante ogni successivo tentativo di esonerarlo dallo stigma del suo omicidio, rimane il fatto incontrovertibile che non ha fatto alcuno sforzo per scongiurare il crimine brutale. L’unico briciolo di scuse che potrebbe essere offerto a sua difesa è che, accecato dall’incantesimo del fanatismo, Cirillo considerava Ipazia una strega in combutta con il Diavolo. Contrariamente all’eccellenza altrimenti generale delle opere letterarie di Charles Kingsley, forse ha notato la sua puerile delineazione del personaggio di Ipazia nel suo libro con quel nome. Senza eccezioni, i magri riferimenti storici a questa vergine filosofa attestano la sua virtù, integrità e assoluta devozione ai principi di Verità e Giustizia.

Mentre è vero che le migliori menti del cristianesimo di quel periodo possono essere prontamente assolte dall’accusa di essere partecipi al crimine, l’implacabile odio di Cirillo e` stato trasmesso indiscutibilmente ai membri più fanatici della sua fede, in particolare a un gruppo di monaci del Deserto nitrico. Guidati da Pietro il Lettore, un uomo selvaggio e analfabeta, attaccarono Ipazia sulla strada aperta mentre passava dall’accademia a casa sua. Trascinando la donna indifesa dal suo carro, la portarono nella chiesa di Cesare. Strappando le sue vesti, la colpirono a morte con delle mazze, dopo di che le raschiarono la carne dalle ossa con gusci di ostriche e portarono i resti mutilati in un posto chiamato Cindron, dove la bruciarono.

Così morì nel 415 d.C. la più grande donna iniziata del mondo antico, e con lei cadde anche la Scuola Neo-Platonica di Alessandria. Il ricordo di Ipazia è stato probabilmente perpetuato dalla Chiesa cattolica romana nella persona di Santa Caterina d’Alessandria.

IL CONTE DI CAGLIOSTRO

Il “divino” Cagliostro, un momento l’idolo di Parigi, il successivo prigioniero solitario in una prigione dell’Inquisizione, passò come una meteora sulla faccia della Francia. Secondo le sue memorie da lui scritte durante il suo confino in Bastiglia, Alessandro Cagliostro nacque a Malta da una famiglia nobile ma sconosciuta. Fu allevato ed educato in Arabia sotto la guida di Altotas, un uomo esperto in diversi rami della filosofia e della scienza e anche un maestro delle arti trascendentali. Mentre i biografi di Cagliostro generalmente ridicolizzano questo racconto, non riescono assolutamente ad avanzare al suo posto qualsiasi soluzione logica per la fonte della sua magnifica riserva di conoscenza arcana.

Visto come impostore e ciarlatano, i suoi miracoli furono reputati illusioni e la sua stessa generosità sospettata di un ulteriore motivo, il conte di Cagliostro è senza dubbio l’uomo più calunniato della storia moderna. “La sfiducia”, scrive WHK Trowbridge, “che il mistero e la magia ispirano sempre hanno reso Cagliostro con la sua fantastica personalità un facile bersaglio per la calunnia. Dopo essere stato sottoposto ad abusi fino a diventare irriconoscibile, il pregiudizio, il figlio adottivo della calunnia, ha continuato a linciarlo per così dire. Per oltre cento anni il suo personaggio è stato avvolto dall’infamia, sul quale gli sbirri della tradizione hanno inscritto una maledizione su chiunque tentasse di ristabilirlo. Il suo destino è stato la sua fama. è ricordato nella storia, non tanto per ciò che ha fatto, quanto per quello che gli è stato fatto. ” (Vedi Cagliostro, lo splendore e la miseria di un maestro di magia.)

Secondo la credenza popolare il vero nome di Cagliostro era Giuseppe Balsamo, ed era un siciliano di nascita. Negli ultimi anni, tuttavia, sono sorti dubbi sul fatto che questa convinzione sia in accordo con i fatti. Si può ancora dimostrare che in parte, almeno, gli abusi accumulati sullo sfortunato Comte sono stati diretti contro l’uomo sbagliato. Giuseppe Balsamo nacque nel 1743 da onesta ma umile parentela. Dalla fanciullezza ha mostrato tendenze egoistiche, inutili e persino criminali, e dopo una serie di fughe scomparve. Trowbridge (loc. Cit.) Presenta ampie prove che Cagliostro non era Giuseppe Balsamo, eliminando così la peggiore accusa contro di lui. Dopo sei mesi di prigionia in Bastiglia, nel suo processo Cagliostro fu esonerato da qualsiasi implicazione nel furto della famosa “Collana della Regina”, e in seguito fu stabilito il fatto che aveva effettivamente avvertito il Cardinale de Rohan del crimine previsto. Nonostante il fatto che sia stato dichiarato innocente dal tribunale francese, uno sforzo deliberato per diffamare Cagliostro è stato fatto da un artista – più talentuoso che intelligente – che ha dipinto un quadro che lo mostra con la collana in mano . Il processo a Cagliostro è stato definito il prologo della rivoluzione francese. L’animosità fumante contro Maria Antonietta e Luigi XVI generati da questo processo in seguito scoppiò come olocausto del Regno del Terrore. Nella sua brochure, Cagliostro e il suo rito egiziano di massoneria, Henry R. Evans difende abilmente questo uomo molto perseguitato dalle infamie così ingiustamente legate al suo nome.

I sinceri investigatori dei fatti che circondano la vita e la misteriosa “morte” di Cagliostro sono dell’opinione che le storie che circolavano contro di lui possano essere ricondotte alle macchinazioni dell’Inquisizione, che in questo modo cercavano di giustificare la sua persecuzione. L’accusa di base contro Cagliostro fu che aveva tentato di fondare una loggia massonica a Roma – niente di più. Tutte le altre accuse sono di data successiva. Per qualche ragione non rivelata, il Papa commutò la condanna a morte di Cagliostro in perpetua prigionia. Questo atto in sé mostrava il rispetto per cui Cagliostro era tenuto anche dai suoi nemici. Mentre si ritiene che la sua morte sia avvenuta diversi anni dopo in una prigione dell’Inquisizione nel castello di San Leo, è altamente improbabile che sia così. Si dice che sia fuggito, e secondo una storia molto significativa Cagliostro è fuggito in India, dove i suoi talenti hanno ricevuto l’apprezzamento che gli è stato negato nell’Europa in crisi politica.

Dopo aver creato il suo rito egiziano, Cagliostro dichiarò che da quando le donne erano state ammesse negli antichi Misteri non c’era motivo per cui dovessero essere escluse dagli ordini moderni. La Princesse de Lamballe accettò cortesemente la dignità della Padrona d’Onore nella sua società segreta, e la sera della sua iniziazione erano presenti i membri più importanti della corte francese. Lo splendore della faccenda attirò l’attenzione delle logge massoniche a Parigi. I loro rappresentanti, nel sincero desiderio di comprendere i Misteri massonici, hanno scelto il dotto orientalista Court de Gébelin come loro portavoce e hanno invitato il conte di Cagliostro a partecipare a una conferenza per aiutare a chiarire una serie di importanti questioni riguardanti la filosofia massonica. Il conte accettò l’invito.

Il 10 maggio 1785, Cagliostro partecipò alla conferenza convocata a tale scopo e il suo potere e la sua semplicità vinsero immediatamente l’opinione favorevole dell’intera riunione. Bastarono poche parole perché la Court de Gébelin scoprisse che non stava parlando né solo a un collega studioso, ma a un uomo infinitamente suo superiore. Cagliostro presentò immediatamente un indirizzo, così inaspettato, così totalmente diverso da qualsiasi cosa fosse mai stata ascoltata da quelli riuniti, che tutti rimasero senza parole per lo stupore. Cagliostro dichiarò che la Rosa Croce era il simbolo antico e vero dei Misteri e, dopo una breve descrizione del suo simbolismo originale, si ramificò in una considerazione del significato simbolico delle lettere, predicendo all’assemblea il futuro della Francia in un modo cosi` chiaro che non lasciava spazio a dubbi sul fatto che l’oratore fosse un uomo di intuizione e potere soprannaturale. Con una curiosa disposizione delle lettere dell’alfabeto, Cagliostro predisse in dettaglio gli orrori della prossima rivoluzione e la caduta della monarchia, descrivendo minuziosamente il destino dei vari membri della famiglia reale. Profetizzò anche l’avvento di Napoleone e l’ascesa del Primo Impero. Ha fatto tutto cio` per dimostrare ciò che può essere realizzato con una conoscenza superiore.

Più tardi, quando arrestato e inviato alla Bastiglia, Cagliostro scrisse sul muro della sua cella il seguente messaggio enigmatico che, quando interpretato, recitava: “Nel 1789 la Bastiglia assediata sarà demolita da te dal 14 luglio dall’alto verso il basso”. Cagliostro era il misterioso agente dei Templari, l’iniziato rosacrociano il cui magnifico deposito di apprendimento è attestato dalla profondità del rito egiziano della massoneria. Così il conte di Cagliostro rimane uno dei personaggi più strani della storia – i suoi amici credevano che fosse vissuto da sempre e di aver preso parte alla festa nuziale di Cana, e accusato dai suoi nemici di essere il diavolo incarnato! I suoi poteri di profezia sono abilmente descritti da Alexandre Dumas in La collana della regina.

IL CONTE DI ST-GERMAIN

Durante la prima parte del diciottesimo secolo, nei circoli diplomatici d’Europa apparve la personalità più sconcertante della storia – un uomo la cui vita era così vicina ad un sinonimo di mistero che l’enigma della sua vera identità era insolubile per i suoi contemporanei quanto è stato per gli investigatori successivi. Il conte di St. Germain fu riconosciuto come lo studioso e linguista eccezionale dei suoi tempi. I suoi versatili successi si sono estesi dalla chimica e dalla storia alla poesia e alla musica. Ha suonato diversi strumenti musicali con grande abilità e tra le sue numerose composizioni c’era una breve opera. Era anche un artista di rara abilità e si ritiene che gli effetti straordinariamente luminosi che creò su tela fossero il risultato della sua mescolanza di madreperla in polvere con i suoi pigmenti. Si e` distinto in tutto il mondo per la sua capacità di riprodurre nei suoi dipinti la lucentezza originale delle pietre preziose che appaiono sui costumi dei suoi soggetti. La sua competenza linguistica era al limite del soprannaturale. Parlava tedesco, inglese, italiano, portoghese, spagnolo, francese con un accento piemontese, greco, latino, sanscrito, arabo e cinese con una tale fluidità che in ogni terra che visitava veniva accettato come nativo. Era ambidestro a tal punto che: poteva scrivere lo stesso articolo con entrambe le mani contemporaneamente. Quando i due pezzi di carta venivano successivamente messi insieme con una luce dietro di loro, la scritta su un foglio era esattamente coperta, lettera per lettera, dalla scritta sull’altro.

Come storico, il conte di St. Germain possedeva una straordinaria conoscenza di ogni avvenimento dei duemila anni precedenti, e nelle sue reminiscenze descrisse in dettagli intimi eventi dei secoli precedenti in cui aveva svolto ruoli importanti. Aiutò Mesmer a sviluppare la teoria del mesmerismo, e con ogni probabilità fu il vero scopritore di quella scienza. La sua conoscenza della chimica era così profonda che poteva rimuovere i difetti dai diamanti e da altre pietre preziose, un’impresa che in realtà eseguì su richiesta di Luigi XV nel 1757. Fu anche riconosciuto come critico d’arte senza pari e fu spesso consultato per quanto riguarda i dipinti accreditati ai grandi maestri. La sua pretesa di possedere il leggendario elisir di lunga vita fu testimoniata da Madame de Pompadour, che scoprì, dichiarò, di averlo visto presentare a una donna di corte un certo liquido inestimabile che aveva avuto l’effetto di preservare la sua giovane vivacità e bellezza per oltre venticinque anni oltre il termine normale.

La sorprendente precisione delle sue espressioni profetiche porto lui della fama. Per Maria Antonietta predisse la caduta della monarchia francese, ed era anche consapevole del destino infelice della famiglia reale anni prima che la rivoluzione avesse effettivamente luogo. Le prove coronanti, tuttavia, del genio del conte furono la sua penetrante comprensione della situazione politica dell’Europa e l’abilità consumata con cui parò gli attacchi dei suoi avversari diplomatici. Fu assunto da un certo numero di governi europei, tra cui i francesi, come agente segreto, e in ogni momento portava credenziali che gli davano accesso agli ambienti più esclusivi.

Nella sua eccellente monografia, il conte di St. Germain, il segreto dei re, la signora Cooper-Oakley elenca i nomi più importanti con i quali questa straordinaria persona si mascherò tra il 1710 e il 1822. “Durante questo periodo”, scrive, “abbiamo M. de St. Germain come Marchese di Montferrat, Comte Bellamarre o Aymar a Venezia, Chevalier Schoening a Pisa, Chevalier Weldon a Milano e Lipsia, Comte Soltikoff a Genova e Livorno, Graf Tzarogy a Schwalbach e Triesdorf, Prinz Ragoczy a Dresda e Comte de St. Germain a Parigi, L’Aia, Londra e San Pietroburgo “. È evidente che M. de St. Germain adottò questi vari nomi nell’interesse del servizio politico segreto che gli storici hanno presunto essere la missione principale della sua vita.

Il conte di St. Germain è stato descritto come di media altezza, ben proporzionato nel corpo e con caratteristiche regolari e gradevoli. La sua carnagione era un po ‘scura e i suoi capelli scuri, sebbene spesso mostrati coperti di polvere. Vestiva semplicemente, di solito in nero, ma i suoi vestiti erano ben adattati e della migliore qualità. Apparentemente aveva una mania per i diamanti, che indossava non solo negli anelli ma anche nel suo orologio e catena, nel suo porta tabacco e sulle sue fibbie. Un gioielliere una volta stimò il valore delle sue fibbie per le scarpe a 200.000 franchi. Il Comte è generalmente raffigurato come un uomo di mezza eta`, completamente privo di rughe e libero da qualsiasi infermità fisica. Non mangiava carne e non beveva vino, infatti raramente cenava in presenza di una seconda persona. Sebbene fosse considerato un ciarlatano e un impostore da alcuni nobili alla corte francese, Luigi XV rimproverò severamente un cortigiano che fece un’osservazione denigratoria nei suoi confronti. La grazia e la dignità che caratterizzava la sua condotta, insieme al suo perfetto controllo di ogni situazione, attestava l’innata raffinatezza e cultura di una persona “a modo”. Questa straordinaria persona aveva anche la sorprendente e impressionante capacità di divinare, anche nei minimi dettagli, le domande dei suoi inquisitori prima che fossero poste. Grazie a qualcosa di simile alla telepatia è stato anche in grado di sentire quando era necessaria la sua presenza in qualche città o stato distante, e si è persino detto di lui che aveva la stupefacente abitudine non solo di apparire nel suo appartamento e in quelli degli amici senza passare della porta ma anche ad andarsene da esso in modo simile.

I viaggi di M. de St. Germain coprirono molti paesi. Durante il regno di Pietro III fu in Russia e tra gli anni 1737 e 1742 alla corte dello Scià di Persia come ospite d’onore. Sull’argomento dei suoi vagabondaggi Birch scrive: “I viaggi del conte di Saint-Germain hanno riguardato un lungo periodo di anni e una vasta gamma di paesi. Dalla Persia alla Francia e da Calcutta a Roma era conosciuto e rispettato. Orazio Walpole parlò con lui a Londra nel 1745; Clive lo conobbe in India nel 1756; Madame d’Adhémar sostiene di averlo incontrato a Parigi nel 1789, cinque anni dopo la sua presunta morte; mentre altre persone hanno finto di aver conversato con lui, all’inizio del diciannovesimo secolo, era in rapporti familiari e intimi con i capi incoronati d’Europa e amico onorario di molte persone illustri di tutte le nazionalità. Federico il Grande, Voltaire, Madame de Pompadour, Rousseau, Chatham e Walpole, che lo conoscevano tutti personalmente, rivaleggiarono in curiosità per quanto alla sua origine. Durante i molti decenni in cui era al mondo, tuttavia, nessuno ebbe successo nello scoprire perché è apparso come agente giacobita a Londra, come cospiratore a Pietroburgo, come alchimista e conoscitore di quadri a Parigi, o come generale russo a Napoli. * * * Di tanto in tanto il sipario che avvolge le sue azioni viene tirato da parte, e ci è permesso vederlo armeggiare nella sala della musica a Versailles, spettegolare con Horace Walpole a Londra, seduto nella biblioteca di Federico il Grande a Berlino, o dirigere incontri nelle caverne del Reno. “(Vedi Il XIX secolo, gennaio 1908.)

Il conte di St. Germain è stato generalmente considerato una figura importante nelle prime attività dei massoni. Sforzi ripetuti, tuttavia, probabilmente con un ulteriore motivo, sono stati fatti per screditare le sue affiliazioni massoniche. Un esempio di questo è l’account che appare in The Secret Tradition in Freemasonry, di Arthur Edward

IL CAGLIOSTRO “DIVINO”.

Dal busto di Cagliostro di Houdon.

Il Conte di Cagliostro è descritto come un uomo non eccessivamente alto, ma dalle spalle quadrate e profondo nel petto. La sua testa, che era grande, era abbondantemente coperta di capelli neri pettinati all’indietro dalla sua ampia e nobile fronte. I suoi occhi erano neri e molto brillanti, e quando parlava con grande sensibilità su un argomento profondo le pupille si dilatavano, le sue sopracciglia si sollevavano scuotendo la testa come un leone. Le sue mani e piedi erano piccoli – un’indicazione di nascita nobile – e tutto il suo portamento era dignitoso e intellettuale. Era pieno di energia e poteva compiere un prodigioso lavoro. Si vestiva in modo un po ‘ fantasioso, donò così liberamente da una inesauribile borsa che ricevette il titolo di “Padre dei Poveri”, non accettò nulla da nessuno. Secondo le sue stesse affermazioni, fu iniziato nei Misteri nientemeno che dal conte di St. Germain. Aveva viaggiato attraverso tutte le parti del mondo e nelle rovine dell’antica Babilonia e Ninive aveva scoperto uomini saggi che comprendevano tutti i segreti della vita umana.

Waite. Questo autore, dopo aver fatto alcune osservazioni piuttosto denigratorie sull’argomento, amplifica il suo articolo riproducendo un’incisione falsa del Comte de St.-Germain, apparentemente incapace di distinguere tra il grande illuminista e il generale francese. Sarà ancora stabilito oltre ogni dubbio che il conte di St. Germain era sia un massone che un templare; infatti le memorie di Cagliostro contengono una dichiarazione diretta della sua iniziazione nell’ordine dei Cavalieri Templari per mano di St. Germain. Molti dei personaggi illustri con cui il conte di St. Germain erano associati erano massoni e sono stati conservati sufficienti memorandum riguardanti le discussioni che tenevano per dimostrare che era un maestro della tradizione massonica. È anche ragionevolmente certo che fosse collegato con i Rosacroce – probabilmente essendo stato il vero capo di quell’ordine.

Il conte di St. Germain conosceva perfettamente i principi dell’esoterismo orientale. Ha praticato il sistema orientale di meditazione e concentrazione, in diverse occasioni dopo essere stato visto seduto con i piedi incrociati e le mani giunte nella posizione di un Buddha indù. Si ritirò nel cuore dell’Himalaya in cui si ritirava periodicamente dal mondo. In un’occasione dichiarò che sarebbe rimasto in India per ottantacinque anni e poi sarebbe tornato sulla scena europea. In varie occasioni ha ammesso di obbedire agli ordini di un potere più alto e più grande di se stesso. Ciò che non disse fu che questo potere superiore era la scuola del Mistero che lo aveva mandato nel mondo per compiere una missione definita. Il conte di St. Germain e Sir Francis Bacon sono i due più grandi emissari inviati nel mondo dalla Confraternita segreta negli ultimi mille anni.

E. Francis Udny, scrittore teosofico, è convinto che il conte di St. Germain non fosse il figlio del principe Rákóczy della Transilvania, ma a causa della sua età avrebbe dovuto essere il principe stesso, che era noto per la sua profonda natura filosofica e mistica. Lo stesso scrittore ritiene che il conte di Saint-Germain sia passato attraverso la “morte filosofica” come Francis Bacon nel 1626, come François Rákóczy nel 1735 e come il conte di St. Germain nel 1784. Pensa anche che il conte di St. -Germain era il famoso conte di Gabalis e come il conte Hompesch era l’ultimo Gran Maestro dei Cavalieri di Malta. È noto che molti membri delle società segrete europee hanno simulato la morte per vari scopi. Il maresciallo Ney, un membro della Society of Unknown Philosophers, fuggì e sotto il nome di Peter Stuart Ney visse e insegnò a scuola per oltre trent’anni nella Carolina del Nord. Sul suo letto di morte, P. S. Ney disse al dottor Locke, il medico curante, che era il maresciallo Ney di Francia.

Nel concludere un articolo sull’identità dell’imperscrutabile conte di St. Germain, Andrew Lang scrive: “Saint-Germain morì davvero nel palazzo del principe Carlo d’Assia tra il 1780 e il 1785? Al contrario, fuggì dalla prigione francese in cui Grosley pensava di vederlo, durante la Rivoluzione francese? Fu conosciuto da Lord Lytton verso il 1860? * * * È il misterioso consigliere moscovita del Dalai Lama? Chi lo sa? “(Vedi Misteri storici.)

EPISODI DELLA STORIA AMERICANA

Molte volte la domanda è stata posta: la visione di Francis Bacon sulla “Nuova Atlantide” era un sogno profetico della grande civiltà che stava per sorgere così presto sul suolo del Nuovo Mondo? Non si può dubitare che le società segrete d’Europa cospirarono per stabilire nel continente americano “una nuova nazione, concepita in libertà e dedicata alla proposizione che tutti gli uomini sono creati uguali”. Due episodi della prima storia degli Stati Uniti evidenziano l’influenza di quel corpo silenzioso che ha guidato a lungo i destini dei popoli e delle religioni. Da loro le nazioni sono create come veicoli per la promulgazione degli ideali, e mentre le nazioni sono fedeli a questi ideali sopravvivono; quando si discostano da essi svaniscono come l’antica Atlantide che aveva smesso di “conoscere gli dei”.

Nel suo mirabile piccolo trattato, La nostra bandiera, Robert Allen Campbell fa rivivere i dettagli di un episodio oscuro, ma più importante, della storia americana – la progettazione della bandiera coloniale del 1775. Il racconto coinvolge un uomo misterioso riguardo al quale non sono disponibili informazioni a parte questo, era in buoni rapporti con il generale George Washington e il dottor Benjamin Franklin. La seguente descrizione è tratta dal trattato di Campbell:

“Pare che si sapesse poco riguardo a questo vecchio gentiluomo; e nei materiali da cui è stato redatto questo racconto il suo nome non viene nemmeno menzionato una volta, poiché è uniformemente conosciuto o chiamato “il Professore”. Evidentemente era molto al di là dei suoi cent’anni; e spesso si riferiva a eventi storici di oltre un secolo prima, proprio come se fosse stato un testimone vivente del loro avvenimento; era ancora eretto, vigoroso e attivo – forte, cordiale e di mentalità chiara – forte ed energico in ogni modo come nel pieno della sua vita Era alto, di bella figura e molto dignitoso nelle sue maniere; essendo allo stesso tempo cortese, gentile e imponente. per quei tempi e considerando le usanze dei coloni, molto peculiare nel suo modo di vivere; poiché non mangiava carne, pollo o pesce; non mangiava nessuna “cosa verde”, nessuna radice o qualcosa di acerbo; non beveva liquore , vino o birra; ma limitava la sua dieta ai cereali e ai loro prodotti, ai frutti maturati sullo stelo al sole, alle noci, al tè delicato e ai dolci di miele, zucchero o melassa.

“Era ben educato, altamente colto, con informazioni ampie e varie, e un grande studioso. Trascorse molto del suo tempo nella pazienza e perseveranza di un numero di libri e manoscritti antichi molto rari che sembrava decifrare , tradurre o riscrivere. Questi libri e manoscritti, insieme ai suoi stessi scritti, non li ha mai mostrati a nessuno e non li ha nemmeno menzionati nelle sue conversazioni con la famiglia, tranne nel modo più informale, e li ha sempre rinchiusi attentamente in un grande cassa vecchio stile, di forma cubica, rilegata in ferro, pesante, di quercia, ogni volta che lasciava la sua stanza, anche per i suoi pasti. Faceva lunghe e frequenti passeggiate da solo, si sedeva sulle colline vicine o meditava in mezzo ai prati verdi e pieni di fiori. Era abbastanza liberale – ma per nulla lussuoso – nel spendere i suoi soldi, dei quali era ben fornito. Era un uomo tranquillo, sebbene molto geniale e molto interessante. In breve, era uno che tutti avrebbero notato e rispettato, con cui pochi si sarebbero sentiti a loro agio e che nessuno avrebbe voluto criticare – chiedere da dove venisse, perché si fosse trattenuto, o dove avesse viaggiato. ”

Per qualcosa di più di una semplice coincidenza, il comitato nominato dal Congresso coloniale per progettare una bandiera accettò un invito a essere ospiti, mentre a Cambridge, della stessa famiglia con cui il professore stava. Fu qui che il Generale Washington si unì a loro allo scopo di decidere su un emblema appropriato. Dai segni che si facevano era evidente che sia il generale Washington che il dottor Franklin riconobbero il professore e, con approvazione unanime, fu invitato a diventare membro attivo del comitato. Durante i procedimenti che seguirono, il Professore fu trattato con il più profondo rispetto e tutti i suoi suggerimenti furono immediatamente applicati. Ha presentato uno schema che ha considerato simbolicamente appropriato per la nuova bandiera, e questo è stato accettato senza esitazione dagli altri. Dopo l’episodio della bandiera, il professore svanì tranquillamente e non si sa più nulla di lui.

Il generale Washington e il dottor Franklin hanno riconosciuto il professore come un emissario della scuola dei misteri che ha controllato così a lungo i destini politici di questo pianeta? Benjamin Franklin era un filosofo e un massone – probabilmente un iniziato rosacrociano. Lui e il Marchese de Lafayette – anche lui un uomo misterioso – costituiscono due dei collegamenti più importanti nella catena di circostanze che culminarono nella creazione delle tredici colonie americane originarie come nazione libera e indipendente. I risultati filosofici del dottor Franklin sono ben attestati nel Poor Richard’s Almanac, pubblicato da lui per molti anni sotto il nome di Richard Saunders. Il suo interesse per la causa della massoneria è dimostrato anche da Constitutions of Freemasonry di Anderson, un’opera rara e molto controversa sull’argomento.

Fu durante la sera del 4 luglio 1776 che si verificò il secondo episodio misterioso. Nella vecchia State House di Filadelfia un gruppo di uomini si radunò per l’importante compito di recidere l’ultimo legame tra il vecchio paese e il nuovo. È stato un momento grave e non pochi dei presenti temevano che le loro vite sarebbero state in pericolo a causa della loro audacia. Nel mezzo del dibattito risuonò una voce feroce. I dibattiti si fermarono e si voltarono a guardare lo straniero. Chi era quell’uomo che era apparso improvvisamente in mezzo a loro? Non l’avevano mai visto prima, nessuno sapeva quando fosse entrato, ma la sua forma alta e il viso pallido li riempivano di timore reverenziale. Con la sua voce che risuona di un santo zelo, lo sconosciuto li agitò fino alle loro stesse anime. Le sue parole conclusive risuonarono nell’edificio: “Dio ha creato l’America perche` fosse libera!” Quando lo sconosciuto si sedette su una sedia esausto, scoppiò un entusiasmo selvaggio. Firma dopo firma ogni nome fu posto sulla pergamena: fu firmata la Dichiarazione di Indipendenza. Ma dov’era l’uomo che aveva stimolato il compimento di questo compito storico – che aveva sollevato per un attimo il velo dagli occhi dell’assemblea e aveva rivelato loro almeno una parte del grande scopo per cui la nuova nazione era stata concepita? Era scomparso, né fu mai più stato visto o la sua identità stabilita. Questo episodio mette in parallelo altri di tipo simile registrati dagli storici antichi che assistono alla fondazione di ogni nuova nazione. Sono coincidenze o dimostrano che la saggezza divina degli antichi Misteri è ancora presente nel mondo, al servizio dell’umanità come succedeva in passato?

 

 

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Non fidatevi dei vostri occhi, sono facilmente ingannabili, ricercate in voi stessi quella forza che vi permette di distinguere il vero dal falso. Il mondo così come è non va. Mi basta questo.

Pubblicato il 24 ottobre 2019, in Uncategorized con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Francesca Rita Rombolà

    Se i Misteri antichi sono scomparsi, estinti del tutto… allora che Dio salvi il mondo dalle catastrofi future! Ma forse non è così. Forse qualcuno, in assoluto segreto, li custodisce ancora e li trasmette a pochissimi iniziati in gran segreto. Perchè i nostri sono tempi di materialismo sfrenato. Ci sarà sempre qualcuno che terrà accesa, anche se nascosta, la fiaccola dei Misteri, fin quando l’ultimo uomo sarà presente su questo pianeta.

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