I media mainstream vogliono ridefinire il concetto di “liberta` di parola”

Da “appiattire la curva” a “la nuova normalità” a “il grande ripristino”, non è stato difficile individuare la propaganda dall’inizio della “pandemia”.

La frase “terrorismo interno” sta venendo utilizzato molto nell’ultimo periodo che ci prepara a quella che, quasi certamente, sarà una nuova legislazione davvero orrenda una volta che Biden sarà in carica.

Ebbene, la frase in voga dopo che Donald Trump è stato bandito da Internet è “la nuova definizione di libertà di parola” … e variazioni su quel tema.

In primo luogo, i giornali su entrambe le sponde dell’Atlantico vogliono essere molto chiari su questo, il fatto che Donald Trump sia stato bandito simultaneamente da tutti i principali social network non sta in alcun modo inibendo la sua libertà di parola.

In effetti nessuna delle decine di migliaia di persone bandite da Twitter et al. hanno subito violazioni della loro libertà di parola. Come nessuno dei proprietari – o utenti – dell’app Parler che i giganti della tecnologia hanno cancellato ha subito danni alla capacita` di fare informazione.

La libertà di parola è totalmente intatta, non importa quante persone siano bandite o deplatformate, i media sono tutti d’accordo su questo (anche i presunti gruppi di riflessione a favore della libertà di parola).

Sono anche d’accordo che forse … non dovrebbe esserci. Forse la “libertà di parola” è troppo pericolosa nella nostra era moderna e necessita di una “nuova definizione”.

Questo è ciò che Ian Dunt scrivendo su Politics.co.uk pensa, comunque, sostenendo che è ora di avere un “dibattito tra adulti” sulla libertà di parola.

Il Financial Times è d’accordo, interrogandosi sui “limiti della libertà di parola nell’era di Internet”.

Thomas Edsall, sul New York Times, si chiede ad alta voce se le “bugie” di Trump abbiano reso la libertà di parola una “minaccia alla democrazia“.

The Conversation, una rivista con sede nel Regno Unito spesso all’avanguardia con delle idee veramente terrificanti, ha tre diversi articoli sulla ridefinizione o limitazione della libertà di parola, tutti pubblicati entro 4 giorni l’uno dall’altro.

Possiamo leggere che la libertà di parola non è garantita se danneggia gli altri, un pezzo di apologia disonesta che sostiene che Trump non è stato messo a tacere, perché avrebbe comunque continuato a fare discorsi che i media avrebbero coperto nelle news … senza tuttavia menzionare che i media hanno, in massa, letteralmente rifiutato di trasmettere diversi discorsi di Trump negli ultimi due mesi.

La conclusione potrebbe essere stata scritta da un algoritmo che analizza il feed Twitter del The Guardian:

il suggerimento che Trump è stato censurato è semplicemente sbagliato. Induce in errore il pubblico a credere che tutte le affermazioni sulla “libertà di parola” abbiano lo stesso valore. Non lo hanno. Dobbiamo lavorare per garantire che il linguaggio dannoso sia regolamentato al fine di garantire un’ampia partecipazione al discorso pubblico che è essenziale per le nostre vite e per la nostra democrazia.

Poi c’è la libertà di parola in America: l’approccio statunitense è adatto allo scopo nell’era dei social media?, che afferma:

L’attacco al Campidoglio ha rivelato, in termini duri, i pericoli della disinformazione nell’era digitale. Offre un’opportunità per riflettere sulla misura in cui alcuni elementi della tradizione americana della libertà di parola potrebbero non essere più adatti allo scopo.

E infine, il mio preferito , Perché la “libertà di parola” ha bisogno di una nuova definizione nell’era di Internet e i tweet di Trump in cui l’autore Peter Ives mette in guardia dalla “militarizzazione della libertà di parola” e conclude:

La folla inferocita di Trump non è stata solo incitata dal suo unico discorso del 6 gennaio, ma è stata fomentata per molto tempo online. La fede nella ragione di Mill e Kant era basata sulla stampa; la libertà di parola dovrebbe essere riesaminata nel contesto di Internet e dei social media.

Ives pensa chiaramente di essere illuminato, liberale e istruito, dopotutto lascia cadere i riferimenti a Kant E Mills (sono proprio DUE famosi filosofi), ma in realtà non lo è. È solo un elitario che sostiene che le persone della classe lavoratrice sono troppo stupide per poter parlare, o anche per ascoltare idee che potrebbero irritarli tutti e distrarli dal loro lavoro umile.

Per condire queste idee obsolete con una spolverata di pornografia della paura, NBC News riferisce che l’FBI non ha segnalato la loro “preoccupazione” sulla possibile violenza al Campidoglio, perché erano preoccupati per la libertà di parola. (Vedi, se l’FBI non avesse protetto la libertà di parola delle persone, quella rivolta potrebbe non si sarebbe mai verificata!)

E oltre a tutto ciò, c’è l’angolo della manipolazione emotiva, in cui gli autori fingono di essere tristi o esasperati.

Nell’Irish Independent, Emma Kelly afferma che la “libertà di parola” non include “incitamento all’odio” (non è mai esattamente chiaro quale parte di “tornare a casa pacificamente” fosse l’incitamento all’odio).

In The Hill, Joe Ferullo è quasi in lacrime per il fatto che il primo emendamento sia stato rovinato dalla stampa di destra.

Se “tornare a casa pacificamente”, può diventare “incitamento alla violenza”, si può fare in modo che tutto significhi assolutamente qualsiasi cosa.

Più “ridefiniscono” le parole, più ci spostiamo in un mondo orwelliano in cui ogni significato è completamente perso.

E cosa significherebbe veramente la nostra nuova “libertà di parola” in un mondo del genere?

Fonte

1984

Neovitruvian

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Informazioni su neovitruvian

Non fidatevi dei vostri occhi, sono facilmente ingannabili, ricercate in voi stessi quella forza che vi permette di distinguere il vero dal falso. Il mondo così come è non va. Mi basta questo.

Pubblicato il 21 gennaio 2021, in Uncategorized con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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