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Un think-tank si lamenta perche` il coronarvirus “sta uccidendo la globalizzazione”

Il fondatore di un think tank globalista ha scritto un articolo per Foreign Policy in cui si lamenta che l’epidemia di coronavirus sta “uccidendo la globalizzazione cosi` come la conosciamo ora”.

Philippe Legrain, fondatore dell’Open Political Economy Network (OPEN) afferma che la diffusione di COVID-19 “è stata un dono dal cielo per i nazionalisti”.

Legrain sostiene che il coronavirus potrebbe essere “il chiodo nella bara per l’attuale era della globalizzazione” perché ha “messo in evidenza gli aspetti negativi di una vasta integrazione internazionale mentre alimenta i timori sugli stranieri e fornisce legittimità alle restrizioni nazionali sul commercio globale e sui flussi di persone”.

Aggiunge che la crisi avrà un impatto duraturo nel minare la dipendenza dell’America dalle catene di approvvigionamento internazionali fornendo “foraggio politico ai nazionalisti che favoriscono un maggiore protezionismo e controlli sull’immigrazione”.

“La crisi del coronavirus minaccia di inaugurare un mondo meno globalizzato”, conclude Legrain. “Una volta che la pandemia e il panico si attenuano, coloro che credono che l’apertura a persone e prodotti provenienti da tutto il mondo sia generalmente una buona cosa dovranno giustificare la questione in modo nuovo e convincente.”

Foreign Policy è pubblicato dallla Washington Post Company (ora Graham Holdings Company) e ha un orientamento decisamente globalista.

L’osservazione di Legrain secondo cui il coronavirus ha fornito legittimità alle restrizioni dei flussi di persone è confermata dal fatto che paesi come la Russia e Singapore, che hanno imposto forti controlli alle frontiere per fermare il COVID-19 a gennaio, sono in gran parte sfuggiti al peggio della pandemia.

Nella sua ultima rubrica, l’icona conservatrice Pat Buchanan evidenzia anche come il coronavirus sia servito a esporre i punti deboli della globalizzazione.

“Un giorno forse si potra` dire che il coronavirus e` stato il colpo mortale inferto al Nuovo Ordine Mondiale, a mezzo secolo di globalizzazione e all’era dell’interdipendenza delle grandi nazioni del mondo”, scrive Buchanan.

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