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Sette segni che un tuo amico o familiare è caduto vittima del virus “Woke”

Il Covid non è l’unico virus che si e’ diffuso in Occidente, c’e’ anche il movimento woke che sviluppa costantemente varianti nel giornalismo tradizionale e nelle universita’.

Ci sono alcuni tratti che sembrano essere estremamente comuni tra le persone “woke”. Woke è ora un termine comune per quelli che decidono di combattere (falsi) ideali di giustizia sociale progressisti (inculcati nelle menti facilmente manipolabili dai media occidentali). Spesso possiamo vedere questa ossessione manifestarsi sotto forma di attivismo aggressivo, non solo come hobby, ma a ogni livello sociale, privato e professionale della loro vita. Questa è una personalità “woke”.

Mentre esistono chiari indicatori fisici che suggeriscono il fatto che una persona e’ woke (capelli blu o viola, obesità, androginia, barbe a chiazze negli uomini, occhiali dalla montatura inguardabile) sono stato per qualche tempo un curioso studioso delle loro abitudini e manierismi psicologici.

Fino a poco tempo fa avevo ipotizzato che questi tratti universali della personalità fossero la prova di una condizione esistente prima nella persona (cioè un’eccessiva sicurezza di sé) che li lasciava suscettibili alle “idee woke”. Ma sempre più esperienze aneddotiche mi stanno insegnando che diventare woke o contrarre il “virus woke” crea una nuova personalita’ nell’ospite ignaro, che è riconoscibile in molti casi osservabili. È mia opinione che questa personalita’ sia il risultato del virus mentale, e non necessariamente una qualità preesistente. Quindi, se vero, questo significa che l’essere woke rimodella la mente.

Queste qualità sono:

1 Compiacimento. Un atteggiamento assoluto, incrollabile e arrogantemente condiscendente verso tutte le opinioni non woke. Sebbene sia un tratto in sé, è correlato al numero 2.

2 Mancanza di introspezione. Nessuna traccia di introspezione o auto esame di coscienza.

3 Irascibilita’. Necessita’ non solo a esprimere la propria opinione in ogni occasione, con chiunque, anche se in inferiorità numerica, ma a farlo con rabbia. La volontà di tagliare fuori qualsiasi amico o familiare che non si atterrà agli ideali woke.

4 Ateismo nichilista. Inveieranno invocando la scienza, ignorando allo stesso tempo la scienza che non è conforme alle loro convinzioni. Tendono a presumere che tu sia dogmaticamente religioso se non sei d’accordo con loro. Si aggrapperanno a un nichilismo fortemente negativo credendo che tutto sia in definitiva senza speranza e che sia sardonica arroganza fare o credere in qualsiasi cosa (che si collega al numero 6).

5 Disonestà. Sono disposti ad essere apertamente disonesti per promuovere le loro idee. Se non hanno ragione su un punto in una discussione, passano a un nuovo punto, senza mai riconoscere o accettare che non hanno ragione. Quando non riescono ad avere ragione,, iniziano gli attacchi personali. Il passato è una tabula rasa aperta alla revisione.

6 Completamente assorbiti da se stessi. Mi ci è voluto un po’ di tempo per notarlo, ma sembra un’idiosincrasia evidente: Il woke è anormalmente egocentrico e, durante una conversazione, parla solo di se stesso , sempre in modo positivo o autocelebrativo, spesso irrealistico. Possono anche inserire l’autocommiserazione, sembra generalmente esacerbare il bisogno di ricerca di attenzione.

7 Depressione, bassa autostima, ansia. Anche questo l’ho notato solo di recente, è probabilmente il risultato inconscio dei numeri 4 e 6 in particolare. Qualsiasi genuino esame di coscienza del soggetto di solito rivela profonde preoccupazioni e angosce, e spesso problemi di salute mentale.

Una recente esperienza con una conoscente, una donna di mezza età che, attraverso una nuova cerchia di amici, è passata da normale e apolitica a completamente woke, mi ha permesso di studiare i cambiamenti (con distaccato orrore) mentre avvenivano. In primo luogo, ha iniziato a mostrare un estremo egocentrismo, poiché questo nuovo gruppo sociale di pari è diventato importante per lei (credo fosse un “club del libro”). È iniziato con lei che sembrava essere diventata incapace di parlare di qualsiasi cosa tranne se stessa.

È diventata un po’ maniaca, piena di ansia e dall’aspetto meno sano. Insieme a questo sono arrivate osservazioni politiche compiaciute casuali in conversazioni educate. Ha iniziato a postare su Facebook contenuti riguardanti la politica woke, o su se stessa, o la combinazione ideale: post su se stessa mentre combatteva una battaglia woke. Ora niente di tutto questo faceva parte della sua personalità in precedenza, nonostante la politica woke sia con noi ormai da molti anni. Per lei e’ iniziato con una nuova cerchia di coetanei che ovviamente desiderava impressionare e sta culminando attualmente nei suoi amici e familiari che stanno prendono seriamente in considerazione un aiuto psicologico, a causa degli autodistruttivi cambiamenti di personalità.

Non sto dicendo che le persone sveglie siano psicopatiche (sebbene condividano entrambi il narcisismo), sto dicendo che le condizioni psicologiche possono essere create e che il mondo moderno, con il suo dilagante consumismo materialista, l’ateismo dogmatico e il sistema educativo, sta creando un nuovo tipo di psiche umana, fragile e tesa e, a suo modo, perversa, spietata.

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AOC partecipa all’elitario Met Gala (50.000 $ a biglietto) con un abito con la scritta “Tax the Rich” (tassa i ricchi)

La rappresentante Alexandria Ocasio-Cortez (D-NY) ha trascorso lunedì sera al sontuoso Met Gala di New York indossando un abito con la scritta “tax the rich”.

Una AOC senza maschera (che aveva promesso di continuare a mettersi la mascherina nonostante sia stata vaccinata – lo fara’ solo attorno ai poveri, suppongo…) ha attirato aspre critiche sui social media per quella che molti hanno percepito come pura ipocrisia sotto le spoglie di una “audace” dichiarazione politica.

I biglietti per l’evento vanno dai $ 30.000 ai $ 50.000, con tavoli che secondo quanto riferito vanno dai $ 300.000 ai $ 500.000

Quando è stata intervistata, ha messo assieme una insalata di parole.

“E abbiamo detto…non possiamo semplicemente stare al gioco, ma dobbiamo rompere la quarta parete e sfidare alcune istituzioni…e mentre il Met e’ uno spettacolo noto, dovremmo iniziare una conversazione”.

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Il libro in uscita, Woke Inc espone le ciniche tattiche delle grandi aziende, usate per accontentare i woke/radical chic

Usando posizioni ipocrite e orientate al profitto su razza, genere e altri problemi attuali, le mega societa’ sono diventate i guardiani morali non eletti della società, mostrando ai consumatori cio’ che e’ giusto e sbagliato e spingendo i consumatori a comprare i loro prodotti per sentirsi soddisfatti e in pace con se stessi.

Nel 2019, il produttore di rasoi Gillette ha lanciato una campagna pubblicitaria piuttosto sconsiderata che affrontava la mascolinità tossica, proprio mentre il movimento #Metoo stava guadagnando importanza, usando immagini che ritraggono sessismo, bullismo e comportamenti maschili aggressivi.

L’idea era di stravolgere lo slogan dell’azienda da “Il meglio che un uomo può ottenere” a “Il meglio che un uomo può essere”. Faceva schifo e si è ritorto contro in modo esilarante, causando enormi danni alla reputazione dell’azienda, poiché i clienti hanno voltato le spalle a questa assurdità incredibilmente woke.

Dopo aver acquistato i prodotti Gillette per anni, non li ho più acquistati da allora e non li comprerò mai più.

È proprio il tipo di incidente che Vivek Ramaswamy esplora nel suo studio forense Woke Inc: Inside the Social Justice Scam, dove il rispetto formale delle teorie critiche su razza e genere è diventato un imperativo commerciale nel 21° secolo.

E non si tratta solo di prodotti di consumo e di ciò che dicono di noi, ma di ciò che diciamo e dove lo diciamo.

Ramaswamy osserva come giganti della tecnologia come Facebook, Twitter e Google ritengono che sia nel loro ambito non solo determinare chi ha diritto alla libertà di parola, ma anche cosa dovrebbero dire. Questi sono gli stessi che hanno bandito l’allora presidente degli Stati Uniti dalle loro piattaforme di social media.

A un uomo eletto democraticamente a Presidente è stata negata la voce perché ai gazilionari non eletti della California settentrionale non piaceva ciò che rappresentava. È irrilevante cosa pensi di Donald Trump o dei suoi sostenitori, è il principio della libertà di espressione, incapsulato nel Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, che viene calpestato qui. E nonostante l’assenza di un testo così sacro nel Regno Unito o altrove, la libertà di espressione rimane una pietra angolare di qualsiasi democrazia moderna.

Ramaswamy certamente conosce a fondo il mondo gli affari, della legge e dell’industria farmaceutica, ma è la sua comprensione dei privilegi di cui godono le grandi società e che sfruttano cinicamente per migliorare la loro posizione finanziaria che rende la lettura più schiacciante.

Negli Stati Uniti – e per il momento, nel Regno Unito e nell’UE – le società di social media non sono considerate editori, in senso legale, di alcun contenuto sulle loro piattaforme, quindi sono immuni da azioni legali se qualcuno diffama qualcun altro utilizzando la loro applicazione. Se fossero invece considerati editori, se qualcuno accusasse erroneamente qualcuno di essere pedofilo il denunciante potrebbe citare in giudizio lo scrittore, l’editore e l’azienda dietro di essi.

Implicitamente, in cambio di tale immunità, il governo degli Stati Uniti si aspetta che quelle società rispettino la libertà di espressione. Ma non è così che funziona. Perché queste aziende agiscono proprio come editori, modificando i contenuti per i loro utenti, bloccando ciò che non gli piace, promuovendo il vangelo woke e sacrificando sull’altare del politically correct personalita’ come Donald Trump.

Tutte le opinioni che non sono al passo con l’ortodossia woke, secondo queste aziende, non dovrebbero essere ascoltate. Sono i nuovi guardiani della moralità. Gli arbitri su tutte le questioni di giustizia razziale, uguaglianza di genere e su come combattere il cambiamento climatico. Eppure nessuno li ha votati.

Ramaswamy inchioda questo problema, evidenziando il cinismo intessuto nelle decisioni aziendali woke, come lo scandalo delle emissioni diesel alla Volkswagen possibile soprattutto grazie al fatto che la casa automobilistica era considerata super-verde. Espone l’ipocrisia del fenomeno relativamente recente del capitalismo degli stakeholder, in cui le istituzioni finanziarie insistono sulla diversità all’interno del consiglio di amministazione, tra i rappresentanti del movimento per la giustizia sociale o degli organismi di governance prima di fare affari, relegando la massimizzazione dei rendimenti per gli azionisti a una considerazione secondaria.

Affronta anche l’argomento della diversità, che secondo lui non è diversità di pensiero di cui ha bisogno un’azienda sana, ma è tutta una questione di tokenismo e rispetto delle quote in base al colore della pelle e al sesso delle persone, come se quelle caratteristiche definissero ciò che potrebbero pensare.

Con la comprensione di un vero animale aziendale, Ramaswamy guarda anche all’ascesa della classe dirigente, dove i CEO possono finanziare i propri progetti di giustizia sociale alla ricerca di ricchezza e influenza e possono diventare meno responsabili diventando più responsabili. Ciò significa rendere pubblica una società in modo che, invece di pochi azionisti profondamente investiti che potrebbero ficcare il naso nel business, si avranno molti più azionisti con cui dividere la societa’, con quasi nessuno realmente interessato a come gestila o cosa il suo capo ha da dire su Twitter su Black Lives Matter finché continua a generare un dividendo.

È attraverso il capitalismo delle parti interessate e amministratori delegati in gran parte irresponsabili di grandi aziende che ora sentiamo queste voci sproporzionatamente alte su questioni come razza, genere e salvataggio del pianeta, che sono riuscite in qualche modo a convincere vaste aree di progressisti che ciò che rappresentano è buono e a stare con loro significa che anche tu puoi far parte del loro circolo virtuoso. Ma tutto questo è terribilmente sbagliato.

Come dice Ramasamy, “Chiunque si preoccupi sinceramente di cause importanti come l’emancipazione femminile, l’uguaglianza razziale e l’ambientalismo dovrebbe essere offeso quando queste cause vengono svalutate dalle società che le impegnano per promuovere i propri obiettivi”.

L’acquisto di un gelato, l’utilizzo di un deodorante, le operazioni bancarie online o la guida di una determinata auto non riguardano più tanto il prodotto stesso, ma ciò che l’acquisto di quel particolare prodotto dice di te. Le scelte giuste ti vedranno ricoperto di una virtù condivisa, le scelte sbagliate ti vedranno ricoperto di insulti.

Questo è il significato di business nel 21° secolo. Benvenuto in Woke Inc.

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Neovitruvian

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L’OMS propone di utilizzare l’alfabeto greco per etichettare i ceppi di Covid-19 per evitare di “stigmatizzare” i paesi con varianti omonime

Si, per davvero.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha svelato un nuovo modo per identificare le varianti del coronavirus, destinate a sostituire le denominazioni basate sul paese di origine comunemente utilizzate nei media.

Le nuove etichette non sostituirebbero i nomi scientifici delle varianti – tipicamente un’intricata successione di caratteri e numeri – ma piuttosto “aiuterebbero nella discussione pubblica” dei nuovi ceppi Covid-19, Maria Van Kerkhove, capo tecnico del Covid-19 dell’OMS , annunciato lunedì.

Secondo la proposta dell’OMS, la mutazione Covid-19 nota come “la variante del Regno Unito”, o B.1.1.7, dovrebbe essere indicata come “Alpha”, mentre il ceppo diffuso in Sud Africa viene ribattezzato “Beta”. Due varianti brasiliane, note come P.1 e P.2, diventano rispettivamente “Gamma” e “Zeta”, mentre due sottovarianti della cosiddetta “variante indiana”, B.1.617.1 e B.1.617.2, sono elencate come “Kappa” e “Delta”.

Due ulteriori varianti di coronavirus, segnalate per la prima volta dagli Stati Uniti a marzo, sono designate come “Epsilon” e “Iota” dall’OMS.

Il rebranding è apparentemente mirato a rimuovere lo stigma dai paesi in cui si ritiene che alcuni ceppi abbiano avuto origine.

“Nessun paese dovrebbe essere stigmatizzato per il rilevamento e la segnalazione di varianti”, ha detto Van Kerkhove, sottolineando anche che il sistema di numerazione utilizzato dai ricercatori, ma evitato dalle pubblicazioni non scientifiche, “può essere difficile da seguire.

La mossa arriva in mezzo all’indignazione crescente dell’India per la descrizione della mutazione virale B.1.617 come “variante indiana”. Il mese scorso il ministero della Sanità indiano ha affermato che l’etichetta utilizzata sui media è fuorviante, poiché l’OMS non ha designato il ceppo come tale. Secondo quanto riferito, New Delhi ha chiesto alle piattaforme di social media di rimuovere tutti i post che si riferiscono al ceppo come la “variante indiana”, poiché la designazione è dannosa per l’immagine del paese.

L’India non è la sola a provare disgusto per la classificazione Covid-19 basata sul paese. A febbraio, il professor Salim Abdool Karim, allora co-presidente del Comitato consultivo ministeriale del Sud Africa su COVID-19, ha detto alla CNN in un’intervista di smettere di chiamare il ceppo diffuso nel suo paese la “ variante sudafricana ”, riferendosi invece ad esso con il suo nome scientifico, 501Y.V2.

L’idea di avere etichette greche “facili da dire” per evitare la stigmatizzazione ha immediatamente suscitato polemiche online. Mentre alcune persone hanno sostenuto che le etichette greche potrebbero non essere così facili da ricordare, altri hanno detto che l’OMS rischia di rimanere senza lettere a un certo punto, poiché l’alfabeto greco ha solo 24 lettere.

“Zeta-Eta-Theta? Facile a dirsi (?), Facile da confondere. E cosa facciamo quando finiranno le lettere? Mi dispiace, non le userò. PANGO andava bene “, ha twittato Florian Krammer, professore di microbiologia alla Icahn School of Medicine alla Monte Sinai.

Un’altra persona ha notato che esiste già una classificazione dei coronavirus umani, in cui sono suddivisi in sottogruppi alfa, beta, gamma e delta e il rebranding non farà che aumentare la confusione.

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Pio e Amedeo e il monologo sul politically correct: Hanno ragione, se la pensi diversamente sei parte del problema

Da anni avviso il mio pubblico di quel cancro che imperversa negli Stati Uniti e nel Regno Unito ovvero l’ideologia woke. La metastasi in questi due Paesi si e’ evoluta in altre e piu’ pericolose forme chiamate “cultura della cancellazione” e “teoria critica della razza”. Se da decenni tolleriamo (a stento) il politically correct, preparatevi all’orrore del movimento woke.

La comicita’ e’ uno dei primi settori che questo tumore ideologico attacca: non si puo’ piu’ ridere e scherzare su nulla perche’ potrebbe “offendere” il prossimo. Si tratta del risultato di una generazione “snowflake”, fragile e impaurita dalla responsabilita’, incapace di cogliere l’ironia ma pronta a protestare contro ogni “offesa” percepita.

Il nucleo su cui fa perno l’intero monologo di Pio e Amedeo e’ su come le semplici parole vengono scambiate per le intenzioni.

“Non e’ l’uso della parola il male, ma l’intenzione”

“Lo show di Pio e Amedeo è stato omofobo”, ha dichiarato Fabrizio Marrazzo, portavoce Partito Gay per i diritti Lgbt+, Solidale, Ambientalista e Liberale, “Nel duetto di Pio e Amedeo nella trasmissione Felicissima sera su Canale 5 abbiamo visto un pessimo esempio di comicità che vuole sdonagare le parole negro, utilizzata per definire gli schiavi, i pregiudizi sugli ebrei, che servivano ad alimentate l’odio durante il nazismo”. “E non poteva mancare la parola ‘ricchione’”, conclude Marrazzo, “che fa parte di quel grande insieme di sostantivi dispregiativi nei confronti degli omosessuali, utilizzata soprattutto nel Meridione questa è la definizione non altre. Pessimo esempio di comicità che banalizza la discriminazione”. – Repubblica

Questi liberali vivono in un mondo a parte, in cui linguaggio, storia e persone vengono cancellate per creare una nuova realta’ autoritaria dove poter controllare le masse in maniera piu’ semplice.

Ci deve essere la possibilita’ di fare ironia su tutto: in Francia avere un dibattito nelle scuole su Maometto e’ un tabu, i professori hanno paura di venir uccisi! Vogliamo che i comici e i liberi pensatori facciano la stessa fine?

La folla woke, politically correct su twitter funziona un po’ come gli estremisti islamici che terrorizzano la Francia. Riempiono di insulti e minacce il soggetto, spesso riescono a trovare l’indirizzo di casa mettendo a repentaglio la sicurezza di un cittadino solo per aver espresso una opinione.

E’ ora di ribellarci a questo movimento cancerogeno prima che sia troppo tardi, prima che finiamo come gli statunitensi, i canadesi gli inglesi o gli australiani:

In Canada un padre e’ in galera per aver identificato la figlia con il suo genere biologico

In Inghilterra una attivista sostiene che il latte sia razzista

Negli Stati Uniti si sta cercando di eliminare la cultura classica perche’ frutto del suprematismo bianco

Si stanno cancellando show, cartoni animati e persone perche’ non si adattano alla ideologia woke sanitizzata del momento

Ci sono centinaia di pronomi in inglese per identificare correttamente questi mentecatti (spesso inclusi nella bio di twitter)

Il parto non e’ prerogativa delle donne ma delle “persone che possono rimanere incinta”

Potrei andare avanti per giorni ad elencare le follie woke, ma lascio a voi questo tesoro di cringitudine.

Il movimento woke, come il politically correct e` qualcosa di elitario, snob che non e’ diffuso naturalmente tra le masse. Sono infatti quei ragazzi che sembrano alternativi con l’ultimo iphone, rampolli di una borghesia medio alta e aiutati nel loro pensiero da un sistema scolastico tenuto in cattivita’ dalla sinistra che propagano il cancro.

Utilizzano termini come “inclusivita’” “diversita’” “giustizia sociale” “latinx” “non binario” “gender fluid” “spettro di genere” eccc… che nessuno mai si sognerebbe di utilizzare (anche perche’ spesso sono impronunciabili) e sono comuni solo nei loro gruppetti ed eco-chamber.

Eliminare la storia e il passato, etichettare tutti gli ultra 35enni come “boomer” perche’ “retrogradi” e “bigotti” sono le armi utilizzati da questi idioti per cancellare tutti i nostri traguardi culturali. Se hanno la possibilita’ di perdere tempo in ideologie cosi’ idiote e’ anche perche’ vivono in uno stato libero, dove la liberta’ di pensiero e parola sono garantiti a livello costituzionale. In un paese come la Cina o l’Afghanistan probabilmente verrebbero rinchiusi in un manicomio perche’ non sarebbero in grado di funzionare normalmente nella societa’.

L’elite e chi ci controlla ama profondamente questo nuovo movimento anti culturale perche’ divide e annulla tutti i nostri diritti. E’ fascismo mascherato da lotta sociale.

Una volta, erano i nazisti a bruciare i libri – ora questi pseudo eroi del politicamente corretto e della giustizia sociale fanno lo stesso….

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Il razzismo e` stato sconfitto? Aunt Jemima diventa “Pearl Milling Company” per saziare i folli del politically correct

PepsiCo cancella un’icona afro-americana per saziare la folla woke.

PepsiCo ha ufficialmente ribattezzato la sua linea di prodotti Aunt Jemima in “Pearl Milling Company”, spingendo molti a ridicolizzare la mossa come un gesto vuoto per saziare la folla woke.

La filiale della società Quaker Oats ha annunciato che la linea di pancake e sciroppi di Aunt Jemima sarebbe stata presto ritirata a giugno e rinominata nonostante fosse già stata modificata anni fa per “rimuovere gli stereotipi razziali”.

“Durante tutto lo sforzo che ha portato al nuovo nome di Pearl Milling Company, Quaker ha lavorato con consumatori, dipendenti, esperti esterni di cultura e materia e diversi partner di agenzie per raccogliere ampie prospettive e garantire che il nuovo marchio fosse sviluppato pensando all’inclusività”, ha detto la società in un comunicato.

PepsiCo ha anche annunciato che avrebbe promesso un “impegno di 5 milioni di dollari per sostenere la comunità nera”, anche se non ha fornito alcuna specifica su dove sarebbe andato effettivamente questo denaro. Senza dubbio gran parte di essa sarà diretta verso quei terroristi di Black Lives Matter, un’organizzazione politica a favore della segregazione che è riuscita solo a causare più divisioni e razzismo.

I commentatori hanno sottolineato che l’intera farsa era solo una trovata pubblicitaria. Contrariamente alla frase “Get Woke, Go Broke”, la maggior parte delle aziende in realtà traggono profitto da tale comportamento perché fornisce loro milioni di pubblicità gratuita.

Come abbiamo inizialmente evidenziato l’anno scorso, rimuovendo il personaggio di zia Jemima dai suoi prodotti, l’azienda sta effettivamente cancellando una donna afro-americana, Lillian Richard, che ha servito come ambasciatrice per il marchio nel 1925 e ha lavorato per Quaker Oats per 23 anni prima di morire nel 1956.

“Era considerata un eroe in Hawkins e ne siamo orgogliosi. Non vogliamo che la storia venga cancellata “, ha aggiunto Harris.

Cancellando zia Jemima per compiacere l’insaziabile folla woke, PepsiCo sta effettivamente distruggendo l’eredità di un’icona afroamericana.

Che Woke!

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“The Stand” viene attaccato per aver scelto un attore non sordo nel ruolo di un sordomuto

Nell’ultima di una lunga serie di ridicole controversie, “The Stand” di Stephen King ha fatto arrabbiare la comunità dei non udenti e i guerrieri della giustizia sociale per aver scelto un attore non sordo come personaggio sordomuto.

CBS All Access ha recentemente svelato uno dei suoi progetti più ambiziosi fino ad oggi: un adattamento del romanzo epico di Stephen King “The Stand”. Mentre si potrebbe prevedere una controversia nel pubblicare una storia su un’epidemia di influenza che ha praticamente spazzato via la civiltà durante il Covid-19, il vero problema che i critici hanno riscontrato è una decisione sul casting.

L’attore Henry Zaga interpreta il personaggio sordomuto di Nick Andros, e non è la sua interpretazione a suscitare critiche, ma piuttosto il fatto che non abbia problemi di udito.

Più di 70 firmatari hanno messo il loro nome a una dichiarazione rilasciata questa settimana che chiedeva il boicottaggio della serie per questa scelta di casting.

“Non sosterremo o guarderemo la miniserie su CBS All Access. Condivideremo il nostro dispiacere per la decisione di casting e la messa in onda della miniserie su CBS All Access con la nostra comunità di sordi, la comunità dei firmatari, gli amici e la famiglia; insieme siamo 466 milioni in tutto il mondo “, si legge nella lettera.

Quelli che protestano contro la serie includono professionisti di Hollywood come Antoinette Abbamonte, il regista Jules Dameron e l’attore James Caverly.

E, naturalmente, i guerrieri della giustizia sociale hanno colto al volo l’opportunità di aumentare la polemica sui social media.

Non tutti pero` sono saltati sul carro woke:

Una delle comprensibili lamentele della lettera di protesta con la CBS è che “nessun attore professionista sordo è stato chiamato all’audizione per il ruolo”. Secondo quanto riferito, la compagnia sta ora incontrando gli artisti che hanno rilasciato la dichiarazione.

La controversia di “The Stand” è solo l’ultima debacle del casting del 2020, che ha visto attori criticati per aver interpretato personaggi con diversi orientamenti sessuali e altri che hanno perso ruoli per non condividere il genere identificato dei personaggi. La tempesta di fuoco peggiore e più inspiegabile è arrivata con l’uscita di “The Tax Collector”, con i critici che hanno accusato l’attore bianco Shia Labeouf di “brownface” per aver interpretato un personaggio latino. Il problema è che in realtà interpretava un personaggio bianco basato su più persone reali, quindi quelle lamentele semplicemente non hanno avuto gran senso.

Mentre le proteste contro “The Stand” sono più comprensibile di questi altri casi di indignazione, gran parte della rabbia deriva dagli stessi sentimenti istintivi che hanno poche sfumature e ancor meno attenzione al contesto. Zaga è un bravo attore capace di interpretare un personaggio sordomuto. Andros non è trattato, né nel romanzo né negli adattamenti televisivi, come meno capace, ma piuttosto come qualcuno che supera i suoi problemi per stare in piedi accanto al gruppo di eroi del romanzo. È stato originariamente interpretato dall’attore Rob Lowe (che, per inciso, non è nemmeno sordo) in una miniserie televisiva degli anni ’90.

Se un attore udente non può interpretare Andros, allora questa linea di pensiero non dovrebbe andare oltre? Secondo la logica che si applica a questa controversia sul casting, gli unici artisti in grado di interpretare Andros dovrebbero essere sia sordi che muti.

L’appello all’inclusivita a Hollywood è ammirevole, ma in gran parte ignora l'idea stessa di recitazione. Se gli attori possono interpretare solo quei personaggi i cui tratti corrispondono esattamente ai loro, cosa resta della loro abilita` nella recitazione? Semmai, questa linea di pensiero limita semplicemente gli artisti, negando la loro capacità di entrare in altri mondi e mettersi nei panni degli altri per creare qualcosa di speciale.

Se il problema con “The Stand” è semplicemente che il processo di casting dovrebbe essere più aperto ai personaggi non udenti, allora è giusto. Ma crediamo davvero che non ci sarebbe indignazione anche se i produttori avessero stabilito che un attore udente sarebbe stato più adatto per il ruolo di Andros dopo aver cercato anche tra gli attori sordi?

La verità è che il dibattito su “The Stand” è solo l’ultimo di una lunga serie di prove accumulate quest’anno che la recitazione è un mestiere troppo complesso e ricco di sfumature per adattarsi a questo mondo politicamente corretto in cui i guerrieri della giustizia sociale aspettano, con la schiuma alla bocca, ogni occasione per distruggere coloro che non rispettano la loro idea di inclusivita`.

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Non e` abbastanza nera? L’attrice inglese Naomi Ackie interpretera` Whitney Houston – Esauriti “woke” perbenisti protestano

I social justice warriors su Twitter sono in totale frenesia per la decisione di scegliere l’attrice britannica nera Noami Ackie nel ruolo di Whitney Houston, lamentandosi che il posto avrebbe dovuto essere riservato a una nera americana.

Ackie, che ha recitato nel blockbuster di Hollywood “Star Wars: The Rise of Skywalker”, interpreterà l’iconica cantante Whitney Houston nel prossimo biopic, “I Wanna Dance with Somebody”. La regista Stella Meghie ha detto di aver trascorso mesi in una “ricerca esaustiva” per trovare un’attrice che potesse “incarnare” la cantante leggendaria. Meghie ha espresso fiducia che Ackie sarà in grado di “catturare la presenza scenica” della Houston.

Sembra che alcuni neri americani siano molto meno entusiasti del fatto che Ackie abbia ottenuto il ruolo, perché è “dall’altra parte dello stagno”.

Alcuni commentatori hanno affermato che gli inglesi neri sono più “privilegiati” degli afroamericani.

“Forse se i vari gruppi della diaspora nera iniziano a riconoscere i loro privilegi, possiamo iniziare a reprimere le guerre della diaspora”, ha scritto un utente Twitter sconvolto.

Come se non bastasse certe persone si sono indignate contro chi si e` indignato: Un osservatore ha notato che è possibile che sia semplicemente meno costoso assumere attori britannici neri, il che in realtà suggerirebbe che gli attori neri americani sono più “privilegiati”.

“Le conversazioni sugli attori britannici neri che trovano lavoro a Hollywood potrebbero essere conversazioni sull’economicità del lavoro, ma invece la gente sottolinea che i neri che esistono al di fuori dell’America non sono ‘abbastanza neri’ per interpretare ruoli in film importanti”, si legge in una critica.

Altri accusavano i neri americani di usare selettivamente il concetto di “solidarietà” nera per promuovere i propri interessi egoistici.

“Pensavo che fossimo ‘solidali’? O funziona solo quando l’attenzione è sulle cause americane? ” ha chiesto un utente britannico di Twitter. I neri americani non sono gli unici neri al mondo, ha aggiunto.

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Il giorno del ringraziamento secondo Youtube: Politically Correct e Woke

Gli americani non sono dell’umore giusto per le false stronzate buoniste di Google

YouTube ha scoperto che gli americani non sono dell’umore giusto per l’ennesima lezione woke sulle loro vacanze questa settimana, quando ha ricevuto uno shit storm di reazioni per i post che annunciavano il Ringraziamento.

L’azienda di proprietà di Google ha colto l’opportunità per “istruire” gli americani sulla storia delle popolazioni indigene, un giorno alternativo di “attivismo e resistenza” chiamato Unthanksgiving:

YouTube guida la “resistenza” lì dalla sua sede centrale in California.

Come se non fosse abbastanza ha continuato con il suo finto attivismo:

Gli americani non erano dell’umore giusto per accettare un altro esempio di falsa rettitudine da Google, una società che è stata accusata di lavorare con il governo comunista cinese, mettendo da parte le preoccupazioni sui diritti umani.

Altri hanno contestato la versione YouTube della “storia”:

È ora di tirare fuori il calendario woke e aggiungere un altro giorno di “resistenza”:

Altri hanno aggiunto le proprie etichette di avvertimento ai tweet di YouTube:

Altri hanno risposto con una risposta più succinta e diretta:

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La Disney ha aggiunto il “bollino razzista” per “Dumbo”, “Peter Pan” e “Fantasia”

Il gigante dell’intrattenimento Disney ha aggiunto ulteriori avvertimenti sui “contenuti razzisti” a molti dei suoi film classici, tra cui Peter Pan, Dumbo, Fantasia e Lilli e il vagabondo, sul suo servizio di streaming Disney Plus.

“Questo sistema include rappresentazioni negative e / o maltrattamenti di persone o culture”, si legge negli avvertimenti, che appaiono sugli schermi del pubblico per dieci secondi dopo che i film sono stati selezionati per la visione, secondo Variety. “Questi stereotipi erano sbagliati allora e sono sbagliati adesso. Piuttosto che rimuovere questo contenuto, vogliamo riconoscerne l’impatto dannoso, imparare da esso e stimolare la conversazione per creare insieme un futuro più inclusivo. Disney si impegna a creare storie con temi ispiratori e aspirazionali che riflettano la ricca diversità dell’esperienza umana in tutto il mondo “.

La nuova dicitura sostituisce i precedenti avvertimenti su film come Dumbo che dicevano semplicemente: “Questo programma è presentato come e` stato originariamente creato. Potrebbe contenere rappresentazioni culturali obsolete. “

Gli avvertimenti contengono anche un collegamento a Disney.com/StoriesMatter, con un breve video che spinge il concetto di “narrazione diversificata”, sostenendo solo che \scrittori, i personaggi e storie “multiculturali/diverse” sono degne di essere rappresentate.

Le ultime schermate di avviso fanno parte del continuo impegno dell’azienda per inserire note di avviso sui suoi contenuti passati. La Disney aveva già etichettato Dumbo, Il libro della giungla, Lilli e il vagabondo e altri come “offensivi”. Gli ultimi avvertimenti sono un’espansione della campagna per marginalizzare i propri lavori passati.

Anche altre reti televisive hanno schiaffato bollini di avvertimento sui film. Su HBO Max, la classica storia d’amore dell’era della Guerra Civile, Via col vento, è stata temporaneamente cancellata dopo che gli attivisti hanno attaccato il film. Il servizio in seguito ha ripristinato il film, inserendo pero` avvertimenti. E a giugno, il gigante della televisione via cavo Comcast ha aggiunto un avvertimento alle versioni Disney di Aladdin del 1992 e del 2019 sostenendo che i film presentavano “atteggiamenti obsoleti” che potrebbero “essere offensivi oggi”.

Fonte

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Neovitruvian

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